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Legge educatori e pedagogisti, si aspetta il via libera dal Senato

Una legge molto importante, attesa da oltre 150 mila professionisti
giornale dei comuni

“Finalmente mettiamo ordine, per la prima volta dopo 20 anni, in una giungla normativa che attendeva un riordino”. Lo dice l’on. Vanna Iori, prima firmataria della legge per la disciplina delle professioni di educatori e pedagogisti approvata già dalla Camera a stragrande maggioranza e in attesa del via libera definitivo del Senato.
“Vogliamo valorizzare questo lavoro, spesso svolto nell’ombra e poco conosciuto, che invece ogni giorno ha tra le mani le persone alle quali teniamo di più: i bambini, gli anziani, le persone fragili. Una legge molto attesa da tutte le associazioni che sia sulla rete che nei messaggi inviati alla Camera, adesso chiedono la rapida approvazione”.
In Italia si diventa educatori attraverso due percorsi di studio, Scienze dell’educazione e della formazione e Medicina, la nuova legge distingue questi operatori e ha individuato due denominazioni diverse: i laureati di Medicina si chiameranno educatori professionali socio-sanitari; quelli da Scienze dell’educazione, educatori professionali socio-pedagogici. I primi lavoreranno nell’ambito sanitario, gli altri in quello educativo e socio-educativo. Questi ultimi potranno accedere anche nel campo sanitario ma solo per gli aspetti educativi.
La nuova legge che disciplina la professione di educatore professionale “come effetto avrà anche una ricaduta positiva sulla qualità dei servizi offerti ai cittadini e alle persone più fragili”.
Cosa accadrà agli oltre 150mila professionisti, che operano sul campo già da anni, che hanno esperienza e magari non il titolo universitario.? “A queste persone -* spiega Vanna Iori – con cui abbiamo un debito di gratitudine perché è grazie a loro se abbiamo il nostro welfare, all’art. 13 riconosciamo e salvaguardiamo il loro ruolo. Con la nuova legge si tira una riga e dal momento in cui entrerà in vigore per il futuro sarà obbligatoria la laurea triennale. Un titolo che consentirà di andare a lavorare anche all’estero perché ci siamo attenuti a tutti i parametri europei, oggi questo non è possibile”.

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