Martedì 21 luglio 2026
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Italia digitale: progressi reali, divari ancora profondi

In vent'anni la quota di utenti Internet è quasi triplicata, ma sulle competenze digitali il Paese resta al 22° posto in Europa. I dati Istat raccontano un'accelerazione incompiuta, con forti squilibri tra generazioni, territori e livelli di istruzione.
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85,5% utenti Internet 16-74 anni nel 2023 (era 33,5% nel 2007) 45,9% italiani con competenze digitali di base (UE27: 55,5%) 22° posto dell’Italia nella classifica europea delle competenze digitali

Da un terzo a quasi tutti: la crescita dell’accesso a Internet

Nel 2007 solo un italiano su tre tra i 16 e i 74 anni usava regolarmente Internet. Nel 2023 quella quota ha raggiunto l’85,5%. È una trasformazione profonda, avvenuta in poco più di tre lustri, che ha cambiato il modo in cui i cittadini si informano, lavorano, si relazionano con la pubblica amministrazione e fruiscono dei servizi. Il divario con la media europea, che nel 2007 sfiorava i 16 punti percentuali, si è ridotto a meno di 5.

Un contributo decisivo a questa accelerazione è venuto dalla pandemia da Covid-19. Nel solo triennio 2019-2022 l’uso regolare di Internet è cresciuto di 9,1 punti percentuali, spinto dalla necessità di lavoro a distanza, didattica online e accesso ai servizi digitali durante i lockdown. Un balzo che ha compresso in tre anni cambiamenti che avrebbero richiesto un decennio.

Eppure i ritardi strutturali restano visibili. L’Italia aveva mancato l’obiettivo del 75% di utenti regolari fissato dalla prima Agenda Digitale europea per il 2015 — quando si fermava al 63,4%, mentre la media UE27 era già al 74,7% — e ha raggiunto quella soglia solo nel 2019, quattro anni dopo il traguardo stabilito.

«La pandemia ha fatto in tre anni ciò che in condizioni normali avrebbe richiesto un decennio: ma i divari strutturali tra territori e generazioni restano una priorità per i Comuni»

Il digital divide generazionale: chi resta indietro

Se si allarga lo sguardo alla popolazione dai 10 anni in su, emerge con forza il divario intergenerazionale. Tra i giovani e gli adulti fino ai 54 anni, più del 90% accede regolarmente alla rete. Ma la quota scende al 68,5% tra i 65-69enni e crolla al 38,8% tra i 75-79enni. Quasi sei anziani su dieci, in questa fascia d’età, sono di fatto esclusi dal mondo digitale.

Le generazioni nate tra il 1960 e il 1969 — quelle attive sul mercato del lavoro durante la prima grande ondata di digitalizzazione — hanno mostrato i tassi di crescita più rapidi tra i non nativi digitali, con un incremento medio annuo di circa 2,6 punti percentuali tra il 2003 e il 2023. Per le generazioni più anziane, invece, la crescita non è stata sufficiente a colmare il gap con la media nazionale.

Permane anche un divario di genere: nel 2023 accede a Internet l’80,9% degli uomini contro il 75% delle donne. Un dato che, tuttavia, si ribalta nelle fasce più giovani: fino ai 44 anni sono le donne ad avere competenze digitali mediamente superiori.

Fascia d’etàUtenti Internet (2023)Note
10-54 annioltre 90%accesso generalizzato
65-69 anni68,5%un terzo escluso
75-79 anni38,8%maggioranza esclusa
Uomini (10 anni e +)80,9%
Donne (10 anni e +)75,0%divario di 5,9 p.p.

Il nodo delle competenze: l’Italia al 22° posto in Europa

Avere accesso a Internet non equivale a saperlo usare bene. È qui che emerge il vero tallone d’Achille dell’Italia digitale. Nel 2023 solo il 45,9% degli italiani possiede competenze digitali almeno di base, a fronte di una media europea del 55,5%. La distanza dalla Spagna è di 20 punti percentuali, dalla Francia di 14, dalla Germania di oltre 6. Il nostro Paese occupa il 22° posto nella graduatoria europea.

Il quadro di riferimento europeo DigComp misura le competenze digitali su cinque domini: alfabetizzazione su informazioni e dati, comunicazione e collaborazione, creazione di contenuti digitali, sicurezza, risoluzione di problemi. I domini in cui l’Italia è più vicina alla media UE sono la comunicazione online (84% vs 89,3%) e la ricerca di informazioni (75,3% vs 81,7%). I ritardi più acuti riguardano invece la sicurezza informatica (10 punti sotto la media UE), la risoluzione di problemi digitali (−9 punti) e la creazione di contenuti (−8 punti).

Competenze digitali almeno di base (2023)

Italia vs UE2746%  Italia
 56%  Media UE27
Sicurezza digitale35%  Italia
 45%  Media UE27
Creazione contenuti37%  Italia
 45%  Media UE27
Comunicazione online84%  Italia
 89%  Media UE27

La doppia frattura: territorio e istruzione

Il divario digitale in Italia non è solo generazionale: è anche geografico e socioeconomico. Nel Mezzogiorno solo il 36,1% dei cittadini ha competenze digitali almeno di base, contro il 51,3% del Nord. In termini di accesso alla rete, il Sud registra il 73,1% di utenti regolari contro l’80,5% del Nord e il 79,7% del Centro.

Il livello di istruzione resta il fattore predittivo più forte: nel 2023 naviga sul web l’87,8% di chi ha un diploma superiore, contro il 53,4% di chi si è fermato alla licenza media. Per le competenze digitali, il dato più interessante riguarda il confronto a parità di titolo di studio: tra i laureati adulti (25-44 anni) e i laureati di 45-64 anni le competenze digitali sono quasi identiche, rispettivamente al 77,6% e al 76,5%. L’istruzione, dunque, è il grande livellatore del divario digitale tra generazioni.

L’obiettivo Digital Compass 2030 La Commissione europea ha fissato nel programma Digital Compass 2030 l’obiettivo di portare all’80% la quota di cittadini UE con competenze digitali almeno di base entro il 2030. Con il 45,9% attuale, l’Italia deve recuperare oltre 34 punti percentuali in sette anni. Una sfida che richiede investimenti mirati in formazione, accesso alle infrastrutture e politiche di inclusione digitale, con un ruolo cruciale per i Comuni nel raggiungere i segmenti di popolazione più lontani dalla rete.

Le implicazioni per i Comuni: inclusione digitale come servizio essenziale

I dati Istat disegnano un quadro in cui l’esclusione digitale non è un problema marginale: riguarda milioni di cittadini anziani, residenti nel Sud, con bassa scolarizzazione. Per i Comuni, questo significa che la transizione verso i servizi digitali — dallo SPID allo sportello online, dalla sanità digitale ai bandi PNRR — rischia di escludere proprio le fasce più vulnerabili se non accompagnata da adeguate politiche di supporto.

Le amministrazioni locali sono il presidio più vicino al cittadino e hanno un ruolo insostituibile nel promuovere l’alfabetizzazione digitale attraverso sportelli di assistenza, punti di facilitazione digitale, collaborazione con biblioteche e centri anziani. Investire nell’inclusione digitale non è solo una questione di modernizzazione: è una condizione per garantire pari accesso ai diritti e ai servizi pubblici nell’Italia dei prossimi anni.

Metodologia e fonte I dati presentati in questo articolo sono elaborati dall’Istat nell’ambito dell’ebook ‘Trent’anni di vita quotidiana: tendenze e trasformazioni nella società italiana’ (2025), con particolare riferimento alle rilevazioni dell’Indagine sull’uso delle tecnologie dell’informazione (ICT) da parte di famiglie e individui e ai dati Eurostat. Il framework DigComp è il quadro europeo di riferimento per la misurazione delle competenze digitali dei cittadini.

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