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Istat, spesa 2024: stabilità nei consumi familiari, un terzo dichiara limitazioni sul cibo

La spesa delle famiglie italiane resiste a 2.755 euro, superando i livelli pre-Covid. Tuttavia, il 31% dichiara di aver ridotto la quantità o la qualità dei prodotti alimentari, mentre la spesa per ristorazione prosegue il recupero post-pandemia
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La spesa media mensile per consumi delle famiglie italiane si attesta a 2.755 euro nel 2024, rimanendo sostanzialmente stabile rispetto ai 2.738 euro del 2023. Lo rivelano i dati Istat, che confermano come, per il secondo anno consecutivo, la spesa abbia superato i livelli pre-pandemici (erano 2.561 euro nel 2019).

Questa stabilità, tuttavia, nasconde differenze significative e segnali di difficoltà: nonostante il lieve aumento nominale (+0,6%), l’incremento del 7,6% della spesa dal 2019 ad oggi è stato nettamente superato dall’inflazione che, nello stesso periodo, ha toccato il +18,5%.


Il divario Nord-Sud si allarga

Il quadro delle spese resta profondamente diseguale sul territorio. Il Nord-est si conferma la ripartizione con i consumi più elevati (3.032 euro mensili), mentre il Sud registra la spesa più bassa (2.199 euro). La forbice tra queste due aree è notevole: le famiglie del Nord-est spendono in media 834 euro in più al mese, un divario che si attesta al 37,9% e che, per il Sud, torna ai livelli pre-Covid.

A livello regionale, la spesa in Trentino-Alto Adige (3.584 euro) è quasi il doppio di quella registrata in Puglia (2.000 euro) e Calabria (2.075 euro), le regioni con i consumi più contenuti.

Questa disparità si riflette nella composizione della spesa: le famiglie del Sud e delle Isole (che hanno mediamente minori disponibilità economiche) destinano una quota maggiore ai beni primari. La spesa per Prodotti alimentari e bevande analcoliche assorbe il 25,4% del budget totale nel Sud, contro una media nazionale del 19,3% e il minimo del 17,4% nel Nord-est.


La stretta sul carrello della spesa

Nonostante il carrello sia più “leggero” nelle regioni settentrionali, il dato più preoccupante riguarda la propensione a tagliare sulla qualità e quantità del cibo. Pur con una stabilità della spesa alimentare in valore assoluto, una famiglia su tre (31,1%) ha dichiarato di aver limitato gli acquisti di cibo nel corso del 2024. Questo si verifica in un contesto in cui i prezzi alimentari, pur rallentando, hanno comunque continuato ad aumentare (+2,5% l’IPCA su base annua).

Si registrano però aumenti significativi in alcune voci specifiche: la spesa per oli e grassi cresce dell’11,7% (18 euro mensili) e quella per la frutta del +2,7% (45 euro al mese).


Spesa non alimentare: ristorazione in crescita

La spesa non alimentare, che costituisce l’80,7% della spesa totale (2.222 euro mensili), mostra una sostanziale stabilità, con alcune eccezioni.

Il settore che continua la sua ripresa post-pandemia è quello dei Servizi di ristorazione e di alloggio, che cresce del +4,1% (162 euro mensili), anche se a un ritmo più moderato rispetto al 2023. Al contrario, si nota un calo del -2,3% per le spese legate a Informazione e comunicazione.

Infine, l’Istat evidenzia la persistenza di un significativo gap tra famiglie di soli italiani e quelle con stranieri: le prime spendono in media il 31,8% in più rispetto alle seconde.

Fonte: Istat

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