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Istat: il Pil procapite del Mezzogiorno inferiore del 44,2% rispetto a quello del Centro-Nord

In termini di reddito disponibile per abitante il divario scende al 34,5%
giornale dei comuni

La Questione Meridionale è una stimmata che il Belpaese non riesce a sanare. Dai tempi di Gaetano Salvemini e di Antonio Gramsci, che ne analizzarono approfonditamente cause e dinamiche, non sembra siano cambiate molto cose nella Penisola. Così l’Italia continua a essere “spaccata in due”, secondo un logoro luogo comune spesso reiterato a sproposito ma che in certi casi, purtroppo, presenta solide fondamenta. Ed è proprio l’Istat ha consolidarle ulteriormente, codeste fondamenta, con i nuovi dati della contabilità regionale e provinciale, aggiornati al 2016 e coerenti con le stime nazionali pubblicate a settembre 2017. Dai quali emerge che il differenziale negativo del Mezzogiorno è molto ampio: il livello del Pil pro capite è di 18,2mila euro, inferiore del 44,2% rispetto a quello del Centro-Nord (del 44,1% nel 2015). In termini di reddito disponibile per abitante il divario scende al 34,5%. La spesa pro capite per consumi finali delle famiglie a prezzi correnti nel 2016 è di 19,9mila euro nel Nord-ovest, 19,6mila euro nel Nord-est, 17,8mila euro al Centro e 12,9mila euro nel Mezzogiorno. Il divario negativo tra Mezzogiorno e Centro-nord è del 32,6%. Il Pil per abitante nel 2016 risulta pari a 34,2mila euro nel Nord-ovest, a 33,3mila euro nel Nord-est e a 29,9mila euro nel Centro. Secondo l’Istat, nel 2016 il Pil in volume, a fronte di una crescita a livello nazionale dello 0,9% rispetto all’anno precedente, ha registrato un incremento dell’1,3% nel Nord-est, dello 0,9% nel Nord-ovest e dello 0,8% sia al Centro che nel Mezzogiorno. Tra il 2011 e il 2016 le aree che hanno registrato i più marcati cali del Pil sono il Centro (-0,8%) e il Mezzogiorno (-0,6%). La flessione è stata più contenuta nel Nord-ovest (-0,5%) mentre per il Nord-est si registra una sostanziale stabilità (-0,1%).

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