Nel periodo post-pandemico gli investimenti pubblici in Italia hanno registrato una forte accelerazione, diventando un motore fondamentale per la crescita economica nazionale. A certificarlo sono le Sezioni riunite in sede di controllo della Corte dei conti, che hanno pubblicato un approfondimento dedicato alla spesa per investimenti pubblici locali nel maggio 2026. Secondo la magistratura contabile, dopo una lunga contrazione terminata nel 2018, la spesa per investimenti fissi lordi della Pubblica Amministrazione ha vissuto una stagione fortemente espansiva, culminata nel 2025 con il record nominale di 86,7 miliardi di euro, pari al 3,8% del Pil.
In questo scenario, il ruolo principale è stato assunto dalle Amministrazioni locali, a cui si deve oltre la metà della spesa complessiva. I comuni, in particolare, sono stati il vero motore del ciclo espansivo: nel 2025 hanno sostenuto quasi 22 miliardi di euro di investimenti fissi lordi, con un aumento superiore al 14% rispetto all’anno precedente. L’analisi dei dati evidenzia che i flussi finanziari si sono concentrati soprattutto nel Mezzogiorno (+19%) e nelle Isole (+20%), un trend che contribuisce a ridurre i divari territoriali anche se la spesa totale del Sud resta inferiore di circa il 30% rispetto a quella del Nord. I piccoli comuni sotto i 5.000 abitanti, penalizzati dall’assenza di economie di scala, mostrano la spesa pro capite più alta, sfiorando i 900 euro per abitante contro i 400 euro delle grandi città.
L’indagine della Corte dei conti si è concentrata anche sull’impatto del Pnrr, con l’obiettivo di verificare se le risorse europee abbiano aggiunto valore o se abbiano semplicemente sostituito la spesa ordinaria. L’integrazione dei dati dei sistemi Siope e ReGiS dimostra che, fino a tutto il 2025, non c’è stato un effetto sostitutivo: i fondi del Piano si sono affiancati alla spesa ordinaria senza penalizzarla. Nel biennio 2024-2025, i pagamenti comunali per progetti Pnrr (rispettivamente 5,3 e 6,1 miliardi) hanno inciso per poco meno del 30% sul totale degli investimenti. La crescita è stata guidata dai beni materiali e focalizzata su settori strategici:
- infrastrutture stradali (oltre 4 miliardi di euro);
- edilizia scolastica (3,4 miliardi);
- impianti sportivi (1,5 miliardi);
- infrastrutture abitative (1 miliardo).
Nonostante i risultati positivi, la Corte dei conti segnala i primi segnali di rallentamento della quota extra Pnrr nelle grandi città, che potrebbe anticipare una flessione più generalizzata a ridosso della conclusione del Piano. Le prospettive future dipendono da un ampio portafoglio di progetti comunali non legati al Pnrr: si tratta di oltre 200mila interventi attivi per un valore di 111 miliardi di euro, con una spesa residua potenziale di circa 80 miliardi a fine 2025.
La capacità reale di questo bacino di sostenere la crescita nel medio periodo è però condizionata da diversi fattori critici: l’alto numero di progetti vecchi e bloccati, la frammentazione dei piccoli enti e i ritardi attuativi delle grandi città. Inoltre, la maggior parte di queste risorse è destinata a interventi di manutenzione o conservazione, che incrementano poco lo stock di capitale pubblico complessivo. Per mantenere gli attuali livelli di investimento, i magistrati contabili sottolineano la necessità di rilanciare la programmazione ordinaria, migliorando la valutazione preventiva dei progetti e capitalizzando le competenze di gestione apprese con il Pnrr.