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Focus ISTAT: raddoppiano i centri antiviolenza, il coraggio di 36mila donne e la rete che salva

Nel 2024 cresce la rete di supporto (409 centri), ma l’ombra della violenza economica e l'impatto sui figli restano nodi critici. Solo 1 provvedimento di protezione su 5 arriva entro 1 settimana
giornale dei comuni

L’Italia che prova a spezzare le catene della violenza di genere viaggia a 2 velocità: da un lato una rete di protezione sempre strutturata e professionale, dall’altro una realtà fenomenica che mostra ferite profonde, dove la violenza non è solo fisica, ma si insinua nei conti correnti e segna la vita dei più piccoli.

Secondo gli ultimi dati Istat relativi all’anno 2024, sono 36.400 le donne che hanno intrapreso un percorso di uscita dalla violenza presso i 409 Centri Antiviolenza (CAV) attivi sul territorio. Un esercito di sopravvissute che ha deciso di affidarsi a una rete che, dal 2017 a oggi, è cresciuta del 46%.

Una rete in espansione, ma con differenze territoriali

La mappa dei CAV fotografa un’Italia presidiata soprattutto al Nord (37% dei centri) e al Sud (31%), con punte di eccellenza in Campania (64 centri) e Lombardia (57), ma nonostante l’aumento dei presidi, la pressione sulle strutture resta altissima: nel 2024 sono state 61.370 le donne che hanno contattato i centri, con una media di 241 utenti per ogni centro nel Nord-ovest, contro le 72 del Sud.

A sostenere lo sforzo 7.000 lavoratrici. Un dato significativo riguarda la professionalizzazione del settore: l’apporto del volontariato è sceso al 48,5% (era il 56% nel 2017), lasciando spazio a figure specializzate come psicologhe, avvocate e orientatrici al lavoro, presenti nella totalità delle strutture.

L’identikit della violenza

Il profilo delle donne che chiedono aiuto smentisce gli stereotipi: il 65% possiede un’istruzione medio-alta e il 57% lavora. Tuttavia, l’autonomia economica resta il tallone d’Achille, il 40% delle vittime (14.450 donne) ha subito violenza economica: dal divieto di gestire il proprio reddito all’esclusione dalle decisioni finanziarie familiari.  

Le forme di abuso sono spesso stratificate: violenza fisica: subita dal 64,5% delle donne; violenza psicologica: onnipresente, 9 donne su 1; violenza sessuale: il 24% delle utenti (stupri e altri abusi). Drammatico il dato sui minori: nel 79% dei casi i figli assistono alla violenza sulla madre e, in 1 caso su 4 (25%), diventano il bersaglio diretto dei maltrattamenti.

Disabilità e nazionalità

Il Report evidenzia un aumento esponenziale delle donne con disabilità che si rivolgono ai CAV: 2.800 nel 2024, un incremento del 145% rispetto al 2020, per lorola violenza tende a consumarsi all’esterno del nucleo di coppia, coinvolgendo familiari o parenti. Mentre le 9.800 donne straniere inserite nei programmi di assistenza manifesta fragilità legate al proprio contesto: più giovani delle italiane, subiscono con maggior frequenza violenze fisiche (75%) e stupri (14%).

Il fattore tempo: la gestione dei tempi burocratici per la sicurezza delle vittime

Uno dei punti critici riguarda l’efficacia e la tempestività delle misure di protezione, nonostante la gravità delle situazioni ( il 17% delle donne inizia il percorso in emergenza a rischio incolumità), i tempi della giustizia appaiono distanti dalle necessità delle vittime:

Tempi dei provvedimenti (allontanamento/ammonimento)percentuale
entro 7 giorni19%
8-14 giorni20%
oltre 2 mesi12%

“La strada è impervia se manca una rete familiare o l’autonomia economica,” conclude il Report Istat. La sfida per il futuro non riguarda solo l’accoglienza, ma la capacità del sistema-paese di garantire risposte legali tempestive e strumenti per la reintegrazione lavorativa, unici antidoti alla re-vittimizzazione.

Fonte: ISTAT

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