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ENEA, meno inquinanti atmosferici ma restano le polveri sottili

Nel mese di gennaio 2017, undici giorni su trentuno hanno superato 15 volte il limite quotidiano di 50 microgrammi per metro cubo di Pm10, le poveri sottili più pericolose per la salute
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Dal 1990 a oggi nel nostro Paese sono diminuite le emissioni dei cinque principali inquinanti identificati dall’Unione europea come i più dannosi per la salute e per gli ecosistemi naturali, in particolare biossido di zolfo (-93%); monossido di carbonio (-69%); ossidi di azoto (-61%); composti organici volatili non metanici (-57%); polveri sottili PM2,5 (-31%). E’ quanto emerge dal Rapporto sugli effetti dell’inquinamento dell’aria presentato la scorsa settimana all’ENEA, che ha curato il coordinamento e la pubblicazione dei contenuti scientifici elaborati dai maggiori esperti nazionali in materia.

“Oltre al miglioramento dell’efficienza energetica e alla diffusione delle rinnovabili, questi risultati sono stati ottenuti grazie alla combinazione di molteplici fattori: una più ampia diffusione di nuove tecnologie; limiti di emissione più stringenti nei settori energia e industria; carburanti e autovetture più puliti; nonché l’introduzione del gas naturale nella produzione elettrica e negli impianti di riscaldamento domestici – ha spiegato il responsabile della divisione Modelli e tecnologie per la riduzione degli impatti antropici e dei rischi naturali dell’ENEA, Gabriele Zanini”.

L’agricoltura, in particolare la gestione dei reflui animali, ha registrato la più piccola percentuale di riduzione degli inquinanti, a fronte di un comparto responsabile di oltre il 95% delle emissioni di ammoniaca (la contrazione è stata pari al 17%). Al contrario, nel settore civile si è registrato un incremento del 46% delle emissioni di PM2,5 rispetto ai valori del 1990, principalmente per l’aumento dell’uso di biomassa in impianti di riscaldamento a bassa efficienza. “In Italia resta ancora alto l’impatto negativo dell’inquinamento atmosferico sulla salute e sugli ecosistemi – ha aggiunto Zanini – nonostante le riduzioni nelle concentrazioni osservate negli ultimi due decenni. Oltre ad essere a rischio biodiversità e produttività agricola, sono in aumento tra la popolazione malattie respiratorie e cardiovascolari. Secondo i dati, da solo il particolato fine causa circa 30.000 decessi ogni anno. In termini di mesi di vita persi, l’inquinamento accorcia l’esistenza di ciascun italiano di 10 mesi in media: 14 per chi vive al Nord, 6,6 al Centro e 5,7 al Sud e nelle Isole”.

Le emissioni di ossidi di azoto da trasporto stradale, infine, non si sono ridotte quanto atteso con l’introduzione degli standard Euro per le macchine a gasolio, avendo i test su strada messo in evidenza che questo tipo di inquinanti, nei reali cicli di guida, sono più alte rispetto alle emissioni registrate nei test di omologazione.

 

 

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