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Debito in calo per le amministrazioni locali, lo studio della Ragioneria generale dello Stato

Secondo l'indagine sui mutui degli enti territoriali, lo stock delle passività scende a 51,9 miliardi di euro nel 2025: resiste il vincolo costituzionale sugli investimenti pubblici
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Il Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato ha pubblicato l’aggiornamento 2025 dell’indagine statistica sui mutui e sui prestiti obbligazionari contratti da regioni, province autonome e amministrazioni locali. Lo studio, che rientra nel Programma Statistico Nazionale, fotografa l’andamento del debito finalizzato al finanziamento degli investimenti pubblici, attingendo ai dati di un campione composto da Cassa Depositi e Prestiti e 22 istituti di credito italiani.

Il dato principale emerso dall’analisi mostra una netta contrazione dello stock complessivo delle passività: il debito residuo al 1° gennaio 2026 si è attestato a 51,9 miliardi di euro, segnando una diminuzione rispetto ai 53,3 miliardi registrati all’inizio del 2025. In calo anche la consistenza dei prestiti obbligazionari, passati da 2,5 a 2,2 miliardi di euro nello stesso periodo. I tecnici del Ministero dell’Economia e delle Finanze precisano che queste cifre rappresentano un sottoinsieme del debito totale delle amministrazioni locali calcolato semestralmente da Banca d’Italia (pari a 57,7 miliardi a fine 2025 per i prestiti da istituti residenti), il quale include anche il settore sanitario e i finanziatori esteri secondo i criteri di Maastricht.

Sotto il profilo normativo, il rapporto ripercorre la complessa evoluzione delle regole che governano il ricorso al mercato finanziario da parte degli enti territoriali. Il pilastro fondamentale rimane la regola stabilita dall’articolo 119 della Costituzione: le amministrazioni locali possono indebitarsi esclusivamente per coprire spese di investimento che generino un reale arricchimento patrimoniale dell’ente.

A questo vincolo si aggiungono un limite quantitativo rigoroso (gli oneri di ammortamento non possono superare il 20 per cento delle entrate correnti di natura tributaria, contributiva e perequativa) e il divieto assoluto di stipulare contratti legati a strumenti finanziari derivati. I dati confermano la coerenza delle politiche di bilancio locali con il percorso di riduzione del debito e di salvaguardia degli equilibri finanziari tracciato dal legislatore.

Maggiori informazioni e tutta la documentazione nella nota della Ragioneria Generale dello Stato

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