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Dal genovese al romanesco, è boom di corsi di dialetti a scuola

Il 17 gennaio si è celebrata la Giornata nazionale ideata dall'Unione nazionale delle Pro loco d'Italia (Unpli) per sensibilizzare e salvaguardare le lingue locali
giornale dei comuni

Dal genovese al romanesco fino al napoletano. Da Nord a Sud sono tante le associazioni ma anche i singoli appassionati che organizzano corsi di dialetto . E, mentre il 17 si è celebrata la Giornata nazionale ideata dall’Unione nazionale delle Pro loco d’Italia (Unpli) per sensibilizzare e salvaguardare le lingue locali, c’è chi tutto l’anno studia dialetto e tradizioni locali. Lezioni che prendono piede anche nelle scuole.

“A Genova – racconta  Franco Bampi, presidente dell’associazione ‘A Compagna’ – organizziamo da 12 anni il corso gratuito di genovese ‘Leze e scrive in Zeneize’ in collaborazione con i municipi della città. Giovedì, alla prima lezione del 2016, c’erano ben 179 partecipanti, in percentuale elevatissima pensionati e anziani che a quell’ora sono liberi, ma anche una trentina di giovani tra i 25 e i 30 anni”.

Un interesse crescente legato anche alla paura e alla sensazione che si sta perdendo, giorno dopo giorno, un autentico “bene immateriale”. E per arrivare anche ai più piccoli, l’associazione promuove lezioni negli asili e nelle elementari. “Stiamo raccogliendo le adesioni dalle scuole, a marzo saremo pronti per iniziare”, spiega il presidente di ‘A Compagna’ che ha risposto a un bando regionale per l’insegnamento del genovese nelle scuole.

“Mandiamo dei ‘nonni’, persone capaci di parlare il genovese, che per quattro mattine al mese sono a disposizione della maestra. Le attività – afferma Bampi – vengono concordate con l’insegnante: si parla il genovese, si parla delle tradizioni genovesi, ad esempio si fa vedere come si prepara il pesto”. “Si tratta – continua – di un’attività rivolta a favorire l’incontro tra la generazione dei nonni, che sa parlare il genovese, e quella dei piccoli per far capire loro che il posto in cui vivono oggi, un tempo era estremamente diverso”.

A Napoli alla scuola media statale Viale delle Acacie, tra le attività di ampliamento curricolare, è stato lanciato il corso ”Napulitanamente’ per approfondire la lingua e la cultura napoletana. Ancora, a Roma si parla romanesco tra i banchi di una scuola media nella zona di Quarto Miglio, in collaborazione con l’Accademia romanesca.

“Facciamo tre corsi – spiega il presidente dell’Accademia, Maurizio Marcelli – uno interno ai soci dell’accademia con incontri settimanali con poeti ed aspiranti tali sulla tecnica poetica, un altro alla biblioteca Pasolini sulla poesia dialettale e uno sul dialetto, per un’ora a settimana, in due sezioni di una scuola media”.

Con gli alunni si parla della nascita del dialetto, dell’etimologia della parola in romanesco, si analizza la documentazione poetica fino ad arrivare a vere e proprie composizioni in dialetto. “Il corso – racconta Marcelli – finirà con un mini concorso di poesia interna e con una premiazione. Per i ragazzi è una sorpresa scoprire la lingua che parlano, i vari modi di dire, il cambiamento di significato di certe parole”.

Per avvicinare sempre più gente alla lingua locale vengono anche organizzati spettacoli in dialetto. “E’ un modo – spiega il presidente dell’Accademia romanesca – per reclutare ‘adepti’: scriviamo testi e li portiamo in scena, a volte anche con la musica. E’ una strada per approcciare un pubblico più giovane”.

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