San Benedetto in Perillis, il valore di un piccolo borgo che resiste al tempo
Ci sono luoghi che non misurano il proprio valore attraverso i numeri, ma attraverso la capacità di conservare una storia e trasmettere una memoria collettiva. San Benedetto in Perillis, piccolo comune dell’Abruzzo aquilano arroccato a circa 850 metri di altitudine, è uno di questi: un borgo che continua a custodire il legame profondo tra uomo, territorio e tradizioni.
Affacciato sulla conca peligna e inserito nello scenario dell’altopiano di Navelli, tra il Gran Sasso, la valle dell’Aterno e il massiccio del Sirente, il paese conserva ancora oggi l’impianto del borgo medievale, con vicoli, abitazioni in pietra e scorci che raccontano una dimensione lontana dalla frenesia contemporanea.
Le origini di San Benedetto in Perillis sono strettamente legate alla presenza benedettina. Il primo nucleo abitato nacque infatti intorno a un monastero fortificato sorto in località “Perello”, una struttura religiosa che ebbe un ruolo rilevante nella diffusione del monachesimo nella valle Tritana e nel territorio aquilano. L’abbazia, le cui origini vengono collocate tra l’VIII e l’XI secolo, rappresenta ancora oggi uno dei principali simboli storici del paese.
La denominazione stessa del borgo deriva dalla presenza del monastero: nei secoli il riferimento a “San Benedetto in Perello” si trasformò nell’attuale toponimo di San Benedetto in Perillis, a testimonianza del forte rapporto tra la comunità e l’istituzione religiosa che ne ha accompagnato la nascita e lo sviluppo.
Il centro storico conserva elementi di particolare interesse, come la cinta muraria con torri semicircolari, le antiche abitazioni costruite in pietra locale e le caratteristiche grotte scavate nella roccia, un tempo utilizzate come ambienti di servizio, stalle e spazi legati alla vita quotidiana della comunità.
Accanto al patrimonio architettonico sopravvive una forte identità legata alla civiltà rurale e pastorale. Il territorio è stato attraversato dai percorsi della transumanza, con il tratturo aquilano che collegava le aree interne dell’Abruzzo verso il Tavoliere pugliese, contribuendo a modellare economie, usanze e tradizioni locali.
Anche la gastronomia racconta questa storia fatta di semplicità e risorse locali. Tra i piatti della tradizione figurano le quadrinelle con patate rifritte, preparazione legata alla cucina povera contadina, e le ferratelle, presenti sia nella versione dolce sia in quella salata, spesso utilizzata come alternativa al pane.
Nel corso del Novecento il borgo ha dovuto affrontare, come molti centri delle aree interne italiane, il fenomeno dello spopolamento e l’emigrazione, ma ha mantenuto un patrimonio culturale capace di rappresentare una risorsa per il futuro. Le iniziative culturali, il recupero degli spazi storici e la valorizzazione delle peculiarità locali testimoniano il tentativo di trasformare la memoria in occasione di rilancio.
San Benedetto in Perillis rappresenta così l’immagine di un’Italia minore solo per dimensioni, ma non per valore: un luogo dove il passato non è una semplice testimonianza, bensì una presenza viva che continua a definire l’identità della comunità.