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Case e affitti in Europa: tra divari, rincari e nuove fragilità

Il nuovo rapporto “Alloggio in Europa – edizione 2025” fotografa un continente in cui le condizioni abitative cambiano radicalmente da Paese a Paese: proprietà, qualità delle case, prezzi e discriminazioni mostrano disuguaglianze profonde.
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Il panorama abitativo europeo è segnato da forti differenze, sia nella disponibilità e qualità degli alloggi, sia nella capacità dei cittadini di sostenere costi sempre più elevati. Il rapporto “Alloggio in Europa – edizione 2025” analizza come vivono le famiglie dell’Unione, evidenziando squilibri strutturali e nuove vulnerabilità.

Nel 2024, il 68% delle persone nell’UE viveva in una casa di proprietà, ma le quote variano enormemente: si va dal 94% della Romania al 47% della Germania, unico Paese in cui prevale l’affitto. Anche le tipologie di abitazione sono molto diverse: poco più della metà degli europei vive in una casa indipendente, con picchi del 90% in Irlanda, mentre in Spagna e Lettonia dominano gli appartamenti. La differenza si amplifica tra città e aree rurali: nei centri urbani il 73% vive in appartamento, nelle campagne l’83% in una casa.

Le dimensioni degli alloggi rispecchiano il divario: in media gli europei dispongono di 1,7 stanze a persona, ma si passa dalle 2,2 di Malta alle 1,1 della Romania e della Slovacchia. Le famiglie sono composte mediamente da 2,3 persone, con nuclei più numerosi nei Paesi dell’Est e più piccoli nel Nord Europa.

Sulla qualità degli alloggi emergono due fenomeni opposti: il 17% vive in case sovraffollate, con punte del 41% in Romania, mentre il 33% abita in spazi sottooccupati, soprattutto a Cipro e in Irlanda. Rimane critica anche la povertà energetica: il 9% degli europei non riesce a riscaldare adeguatamente la propria casa, con valori molto elevati in Bulgaria e Grecia.

Il rapporto segnala anche un problema crescente di discriminazioni nella ricerca di un alloggio: quasi il 6% degli europei dichiara di aver vissuto episodi discriminatori negli ultimi cinque anni, con quote più alte tra le persone a rischio di povertà.

Sul fronte dei costi, il quadro è in chiaro-scuro. Tra il 2010 e il 2024 i prezzi delle case sono cresciuti del 53% nell’UE, con aumenti eccezionali in Ungheria, Estonia e Lituania, mentre gli affitti sono saliti del 25%. L’inflazione cumulata nello stesso periodo è stata del 39%. I costi abitativi pesano in media per il 19% del reddito disponibile delle famiglie, ma in Grecia arrivano al 36%. Per chi ha redditi più bassi, la quota sale al 37%. Nel 2024, il 9% degli europei viveva in famiglie con arretrati su mutui, affitti o bollette, con picchi drammatici in Grecia.

Anche il settore delle costruzioni mostra andamento variabile: nel 2024 rappresentava il 5,5% del valore aggiunto dell’UE, con forti differenze nazionali. Nell’anno sono stati concessi 1,5 milioni di permessi edilizi, un dato in calo rispetto al picco del 2021. Dal 2010 al 2024 i permessi sono aumentati del 5%, ma con ampie disparità tra Paesi.

Infine, sul territorio europeo solo il 3% delle superfici è destinato ad aree residenziali, mentre l’agricoltura e la silvicoltura occupano oltre i due terzi del territorio. Le regioni più urbanizzate sono Brema, Amburgo e Bruxelles, che superano il 30% di suolo residenziale.

Il quadro generale descrive un’Europa in trasformazione: abitazioni più costose, differenze territoriali marcate e crescenti difficoltà per le fasce vulnerabili, mentre il settore edilizio fatica a tenere il passo con i nuovi bisogni.

Fonte: Eurostat

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