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Banda Ultra Larga: le richieste Uncem per la legge di bilancio

Il Governo preveda voucher per incentivare la domanda e spinga su acceleratore
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Gli incentivi destinati alle imprese e alle famiglie italiane per acquistare i pacchetti di connettività a banda ultra larga devono trovare posto nella legge di bilancio. Lo ribadisce Uncem in una nota, dopo averlo chiesto già nel corso dell’ultima seduta del Cobul all’ex Ministra Lezzi e ai dirigenti dei ministri. Sui voucher bisogna fare in fretta, prevederli in legge di bilancio 2020, ed evitare che la burocrazia si impossessi di questo tema, decisivo per “accendere” la fibra ottica posata (da oggi al 2021) e per dare migliori servizi, a prezzi competitivi, alle imprese e alle famiglie. “Ricordiamo che per scuole e altri uffici pubblici, l’accesso alla banda ultralarga deve essere gratuito o comunque offerto a prezzi simbolici. Sarebbe assurdo usare i voucher per gli uffici pubblici. I voucher statali devono andare a imprese e cittadini”.

Uncem si dichiara in molto preoccupata per i ritardi nell’attuazione del Piano Bul nelle “aree bianche”, quasi tutte montane, alpine e appenniniche. In Piemonte, ad esempio, i lavori sono finora partiti solo in 220 Comuni su 1.070 previsti. Mentre è positivo si sblocchino i lavori con incentivo pubblico per le “aree grigie”, Uncem ritiene serva un’accelerazione rispetto ai lavori nei singoli Comuni “bianchi”. I ritardi sono gravi ed eccessivi. “Stiamo lavorando con Open Fiber che “affronta” ogni giorno le maglie strette delle leggi su appalti e sub-appalti, registrando i ritardi negativi e facendo con noi tutto il possibile per informare gli Amministratori locali, evitare che burocrazie e apparati blocchino la partenza dei lavori”. Restano da chiarire anche vicende legate alla rendicontazione dei fondi europei spesi, in particolare del PSR. Uncem è preoccupata anche per i ritardi determinati da mancanza di convenzione e autorizzazione non firmate da Province, Città Metropolitane, Soprintendenze, ovvero Anas, Rfi e altri. Ancor più gravi, queste lacune e i conseguenti ritardi, perché arrivano da pezzi dello Stato che con oltre 3 miliardi di fondi europei vuole modernizzarsi e ridurre il divario digitale, emergenza per la crescita delle zone montane e interne del Paese.

 

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