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Atti di macro-organizzazione degli enti locali: la competenza è del giudice amministrativo

Il Consiglio di Stato chiarisce che le scelte della Giunta sull’assetto delle strutture comunali, quando incidono sull’organizzazione complessiva dell’ente, non rientrano nella gestione del rapporto di lavoro privato.
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Le controversie sugli atti con cui un Comune definisce il proprio assetto organizzativo appartengono alla giurisdizione del giudice amministrativo quando tali provvedimenti esprimono una scelta generale di riorganizzazione dell’ente e non una semplice gestione del rapporto di lavoro dei dipendenti.

È il principio affermato dal Consiglio di Stato, Sezione Quinta, sentenza 9 luglio 2026, n. 05532/2026, che ha accolto l’appello relativo alla corretta qualificazione di una deliberazione di Giunta comunale con cui erano stati attribuiti a un settore dell’amministrazione gli adempimenti connessi alla gestione e conservazione documentale previsti dalle Linee guida AgID.

Secondo il Collegio, la decisione della Giunta di assegnare determinate funzioni a una struttura organizzativa dell’ente non costituisce un atto di mera micro-organizzazione riconducibile ai poteri del datore di lavoro pubblico, ma un provvedimento di macro-organizzazione, espressione di una scelta amministrativa di indirizzo sull’assetto complessivo degli uffici.

La distinzione è determinante ai fini del riparto di giurisdizione: mentre gli atti di gestione del singolo rapporto di lavoro rientrano nella competenza del giudice ordinario, gli atti che modificano la distribuzione delle competenze tra settori e incidono sull’organizzazione dell’amministrazione pubblica restano sottoposti al sindacato del giudice amministrativo.

Il Consiglio di Stato ha evidenziato che l’adozione dei manuali di gestione documentale e protocollo informatico, con l’attribuzione delle relative responsabilità a un diverso settore comunale, ha determinato una nuova configurazione delle competenze interne dell’ente, con effetti immediati sulla posizione del responsabile interessato.

La successiva nomina del responsabile della gestione e conservazione documentale, secondo i giudici, ha natura meramente esecutiva e non modifica la qualificazione dell’atto principale, che conserva la propria natura pubblicistica.

La sentenza ribadisce quindi il principio secondo cui, quando la contestazione riguarda direttamente la legittimità di un atto di macro-organizzazione e solo indirettamente gli effetti sul rapporto di lavoro, la tutela spetta al giudice amministrativo. Il Consiglio di Stato ha pertanto dichiarato la giurisdizione amministrativa e rinviato la causa al giudice di primo grado.

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