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Accoglienza in famiglia dei migranti, la Toscana pronta a partire

Due gli immobili privati pronti ad essere riaperti per accoglierli
giornale dei comuni

Si potrebbe concretizzare in Toscana l’accoglienza in famiglia dei profughi. Il progetto aveva preso le mosse a settembre 2015, lanciato dal presidente Enrico Rossi con un centralino dedicato che in un paio di mesi aveva ricevuto seicento telefonate, offerte per 250 posti in famiglia e duecento appartamenti pronti ad essere messi a disposizione per accogliere profughi e richiedenti asilo ospiti in Toscana. Via libera, dunque, dal Ministero dell’Interno all’accoglienza dei richiedenti asilo in famiglia, in Toscana. Dieci mesi dopo la prima richiesta che la Regione aveva inviato al Ministero degli interni, gli ultimi nodi sono stati sciolti. Il Viminale ha concesso l’autorizzazione, comunicata dieci giorni fa, e la Regione ha firmato oggi con la prefettura, a Firenze, il protocollo d’intesa che ne costituisce la cornice. Così è stato riaperto il numero telefonico a cui privati e famiglie, intese in senso anagrafico e disponibili ad accogliere un profugo in casa, potranno rivolgersi.

E’ la prima esperienza del genere in Italia estesa ad un intero territorio regionale. Il numero non sarà più quello attivo fino a novembre dello scorso anno, a cui in un paio di mesi si erano rivolti in seicento per mettere a disposizione 250 posti in casa e duecento appartamenti da affittare.

Risponde sempre la Regione, ma si dovrà chiamare lo 055.4383030: la prima settimana, fino all’inizio di agosto, dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 12 (il giovedì anche dalle 14 alle 17), poi le fasce orarie saranno ampliate. Sono già oltre 50 le telefonate ricevute. “Con l’accoglienza in famiglia apriamo una nuova frontiera che rafforza il modello toscano di accoglienza diffusa” sottolinea l’assessore all’immigrazione della Regione, Vittorio Bugli. “Aiuterà anche l’integrazione e la reciproca conoscenza – aggiunge -. Infatti il richiedente asilo diventerà un nome, un cognome e un volto: una persona conosciuta che vive nelle comunità, ancora più di oggi”. “Ora – prosegue – sarà decisivo il coinvolgimento dei Comuni”.

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