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8 marzo: Boldrini: “Linguaggio chiave, anche per cambiare”

La presidente della Camera è intervenuta nel corso del seminario "Genere femminile e media l'informazione sulle donne può cambiare", organizzato a Montecitorio e promosso in collaborazione con l'Intergruppo parlamentare per le pari opportunità e l'Ordine dei Giornalisti
giornale dei comuni

“Il linguaggio gioca un ruolo fondamentale, non è solo una questione di forma: declinare al femminile significa riconoscere la sostanza, riconoscere la storia delle donne e tutte le tappe raggiunte verso l’eguaglianza. Perché la società cambia e con essa anche il linguaggio si evolve”. Così la presidente della Camera Laura Boldrini nel corso del seminario “Genere femminile e media l’informazione sulle donne può cambiare”, organizzato a Montecitorio e promosso in collaborazione con l’Intergruppo parlamentare per le pari opportunità e l’Ordine dei Giornalisti e al quale hanno partecipato, fra gli altri, il direttore dell’Ansa Luigi Contu, il direttore di Repubblica Mario Calabresi, la direttrice di Sky Tg24 Sarah Varetto, il direttore di Rainews Antonio Di Bella, il vicedirettore del Corriere della Sera Antonio Polito e Marcello Sorgi, editorialista della Stampa.

Boldrini ha evidenziato l’importanza che le “donne e le questioni che le riguardano vengano raccontate, rappresentate nella loro completezza” e, ha aggiunto, “la rappresentazione della donne che viene dai media e in primis dalla tv influenza molto l’opinione pubblica. Ecco perché – dice – è importante che nelle varie trasmissioni siano rappresentate tutte le categorie femminili, non solo, come accade spesso, le donne dello spettacolo o della moda.

Anche nei talk show nonché tra gli opinionisti della carta stampata ci dovrebbe essere un equilibrio tra la presenza maschile e quella femminile”. Che le questioni linguistiche “non siano solo formali” si è detta convinta la presidente emerita dell’Accademia della Crusca, Nicoletta Maraschio secondo la quale “il linguaggio può avere una funzione trainante” del cambiamento socio-culturale. E chi teme che la declinazione al femminile di parole finora utilizzate soprattutto al maschile (ministra, avvocata, magistrata) possa rappresentare un errore può essere rassicurato: “Le forme femminili non solo sono perfettamente legittime dal punto di vista grammaticale ma anche dal punto di vista sociale”.

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