Lunedì 20 luglio 2026
Lunedì 20 luglio 2026

Società consociata

Home > Finanza e Tributi > Economia > Usa: dopo nove anni rialzo dei tassi. La crisi del 2008 è superata e l’Europa?

Usa: dopo nove anni rialzo dei tassi. La crisi del 2008 è superata e l’Europa?

Il 16 dicembre 2015 è un evento simbolico che ha molteplici aspetti: finanziari, economici, politici, culturali, sociali ed esistenziali. Un dato storico permane: l’ennesimo ritardo dell’Europa.
giornale dei comuni

La Fed ha mosso il primo passo verso una normalità ormai dimenticata. Dopo aver tenuto i tassi a zero per 7 anni, ieri sera li ha rialzati. Finalmente un segnale di normalità finanziaria ed economica! Questo atto segna una data simbolica: la fine della crisi economica e finanziaria negli Stati Uniti. Visto che la più grave crisi economica del capitalismo, dopo quella del ’29, era nata proprio negli Usa, è ragionevole pensare che la fine della crisi in America decreti la fine della crisi anche nel resto delle economie industrializzate. Il rallentamento della produzione e del commercio a livello mondiale dovrebbe terminare.

Il 16 dicembre 2015 è un evento simbolico che ha molteplici aspetti: finanziari, economici, politici, culturali, sociali ed esistenziali. Un dato storico permane: l’ennesimo ritardo dell’Europa.

Gli Usa hanno un ruolo attivo nel processo di globalizzazione, l’Europa no e lo riscontriamo anche in questo contesto. Mentre le istituzioni americane si sono tutte impegnate sulla necessità della ripresa della domanda, la Fed attraverso un’enorme creazione di liquidità, il governo con una politica economica espansiva mediante la creazione di milioni di posti di lavoro, in Europa, invece,  abbiamo, da una parte,  la Bce che, mediante il Qe, sta creando una situazione espansiva ma, dall’altra, abbiamo una politica economica, imposta dalla Germania, restrittiva. Questa contrapposizione potrebbe addirittura affievolire i benefici portati dalla Bce ed aprire la strada ad una ripresa lenta e faticosa.

La situazione italiana è paradigmatica. Ieri il Centro studi di Confindustria ha rivisto al ribasso le previsioni per il Pil, stimando che il 2015 chiuda con un +0,8% (due punti in meno rispetto al +1% indicato a settembre e in linea con le ultime attese del Governo) e che la crescita nel 2016 si fermi all’1,4% (rispetto al precedente 1,5%), all’1,3% nel 2017. Un recupero  rispetto alla lunga recessione da cui finalmente l’Italia è fuori, ma “meno veloce di quanto atteso”. Non c’è ancora “lo scatto netto, bruciante”, dice il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi. La causa, per la Confidustria, è dell’evasione fiscale. Invece è da attribuirsi al cambiamento del modello sociale in atto nel nostro Paese.

La precarizzazione della vita economica delle famiglie italiane è al massimo livello dal dopoguerra e questo non spinge certo a un aumento della domanda. Basti ricordare la disoccupazione giovanile, la riforma delle pensioni, la fine della sicurezza del risparmio, il calo dei prezzi delle case, la crisi del lavoro, la disorganizzazione dello Stato ormai percepita in tutti gli strati della popolazione  che hanno stravolto le aspettative degli italiani creando un contesto negativo e ostile alla ripresa dei consumi.

Il cambiamento della politica economica europea è urgente, più tardi lo capiremo e più tempo sarà necessario per uscire dalla crisi.

Articoli Correlati

open data

PNRR, online il catalogo Open Data, dati aggiornati alla decisione UE di marzo 2026

Pubblicato l’elenco di milestone e target in formato elaborabile e il corredo informativo sui progetti monitorati. Le modifiche recepiscono l'aggiornamento del piano approvato dal Consiglio europeo...
cc0ff68a ad47 4c73 a84c 425e14c3d733

Futuro tutelato: famiglia, patrimonio e salute al centro dell’incontro in Confindustria

Lunedì 6 luglio, presso la Sala Pininfarina di Confindustria Roma EUR, il consulente strategico Alessandro Gallo illustrerà strumenti e strategie per la tutela del patrimonio, della famiglia e della salute....

ANCI Risponde