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Un piano per il bio Made in Italy, 10 mosse per il rilancio

Approvato dalla Conferenza Stato-Regioni un piano strategico, volano i consumi +20%
giornale dei comuni

Dallo stimolo dell’uso dei prodotti biologici nella ristorazione ospedaliera e nelle mense scolastiche, alla promozione internazionale del bio Made in Italy anche studiando l’introduzione di un marchio distintivo, fino all’istituzione di percorsi formativi sull’agricoltura bio in ambito universitario. Sono solo alcuni dei dieci obiettivi per la crescita del settore da raggiungere entro il 2020 e contenuti nel primo piano strategico nazionale sul biologico approvato in Conferenza Stato-Regioni e annunciato dal ministero delle politiche agricole. “L’approvazione del Piano rappresenta un passaggio importante per un settore sempre più strategico per tutto il Paese – ha commentato il Ministro Maurizio Martina – come ci dimostrano anche i consumi interni che nell’ultimo anno sono aumentati in modo esponenziale segnando +20%. In questo momento di forte crescita è fondamentale quindi mettere in campo una strategia di insieme e a lungo termine, in grado di dare un indirizzo preciso allo sviluppo del biologico così da coordinare al meglio le politiche di sostegno e dare allo stesso tempo risposte concrete alle esigenze degli operatori”.

Anche il mercato mondiale del biologico è fortemente in crescita: nel 2014 ha visto un giro d’affari di oltre 60 miliardi di euro e in Europa è cresciuto del 7,6%, raggiungendo i 26 miliardi di euro (quasi a pari merito con il mercato degli Stati Uniti che ha un giro di 27 miliardi e che è il più grande mercato mondiale).

L’agricoltura biologica ad oggi raggiunge in Italia oltre 1,3 milioni di ettari di superficie, occupa più di 55.000 operatori, con un fatturato di quasi 4 miliardi di euro. Cifre che il nuovo Piano strategico vuole incrementare in termini di mercato e di superficie anche favorendo l’aggregazione del mondo della produzione e le relazioni con i settori della trasformazione, distribuzione e commercio attraverso la realizzazione di specifiche forme associative e favorendo la semplificazione della normativa di settore. Le dieci linee guida prevedono anche una migliore efficacia del sistema di controllo e certificazione e una intensificazione dei controlli in entrata da paesi terzi. Nel 2015 i controlli effettuati dall’Ispettorato sono stati 2.074, con una verifica per quasi 2.700 prodotti e 1.700 operatori.

Un capitolo importante del Piano è dedicato alla ricerca e l’innovazione in agricoltura biologica, con la predisposizione di un piano nazionale e l’istituzione di un fondo alimentato dai dal versamento del 2% del fatturato dell’anno precedente relativo alla vendita di prodotti fitosanitari, di fertilizzanti di sintesi e di presidi sanitari. La dotazione media annuale è di circa 3 milioni di euro.

“Condividiamo gli obiettivi. Quello che conta, però, è individuare le risorse per attuare il Piano”, commenta il presidente dell’Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica (Aiab) Vincenzo Vizioli. Per il sottosegretario alle Politiche agricole, Giuseppe Castiglione, ”il Piano consentirà alle imprese di migliorare la propria presenza nel settore e ai consumatori di avere una più vasta scelta di prodotti bio”. “Il governo, le regioni e l’intera filiera – afferma il presidente della Conferenza delle Regioni Stefano Bonaccini – spingono per una caratterizzazione di qualità del prodotto agricolo, scommettendo su un settore che sta diventando strategico per il nostro Paese”. Mentre per il coordinatore del settore biologico dell’Alleanza delle Cooperative agroalimentari Andrea Bertoldi ”lo sviluppo del settore dipende molto anche dal livello di aggregazione dei produttori e del prodotto”.

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