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Tre milioni di italiani vivono in zone a elevata sismicità

Spesi in Italia 145 miliardi di euro in 50 anni per ripristini e ricostruzioni
giornale dei comuni

“Si stima che tre milioni di italiani vivano in zone a elevata sismicità, soprattutto lungo la dorsale appenninica del Centro e Sud Italia (dalle Marche alla Calabria fino alla Sicilia), quasi 21 milioni in aree a media sismicità, più di 15 milioni e mezzo in aree a bassa sismicità e circa 20 milioni in aree a sismicità minima”. Lo ha detto Domenico Angelone, Consigliere Nazionale dei Geologi, alla vigilia del Congresso Nazionale in programma a Napoli.
“In Italia le risorse economiche impiegate negli ultimi cinquant’anni per i ripristini e le ricostruzioni post-evento dei terremoti, ammontano a circa 145 miliardi di euro. A ciò – prosegue Angelone – si devono aggiungere le conseguenze non traducibili in valore economico sul patrimonio storico, artistico, monumentale, nonché il pesantissimo contributo in vite umane. Nonostante ciò le istituzioni da sempre hanno investito pochissimo nella conoscenza del territorio e ancor meno nella prevenzione, e anche quando si è investito in conoscenza, le risultanze sono state spesso disattese. Negli ultimi 230 anni si sono susseguite ben 40 leggi a tutela del corretto costruire eppure ogni terremoto, puntualmente, si trasforma in catastrofe”.

Dopo il terremoto de l’Aquila nell’aprile del 2009, anche se lentamente, sono stati avviati i primi passi verso una politica di prevenzione e di messa in sicurezza del patrimonio edilizio.
“Con il Decreto Abruzzo – Programma nazionale di prevenzione del rischio sismico, convertito in legge 77/2009 – ha dichiarato Nicola Tullo, Presidente dell’Ordine dei Geologi dell’Abruzzo – per la prima volta è stato istituito un Fondo con risorse statali per finanziare attività di prevenzione del rischio sismico su tutto il territorio nazionale. Lo Stato, riconoscendo nella microzonazione sismica un tassello fondamentale nella prevenzione e nella riduzione del rischio sismico ai fini della pianificazione territoriale, della progettazione sismica, della pianificazione dell’emergenza e della ricostruzione post-sisma, ha deciso di co-finanziare un programma per permettere a tutti i comuni a media ed alta sismicità di poter eseguire studi di microzonazione sismica dei centri abitati”.

Si è dato, così, avvio ad un grande cantiere di “conoscenza geologica del territorio” che sta impegnando numerosi geologi in tutta Italia, anche se in maniera disuniforme e talvolta con ritardi. Come sono altrettanto disuniformi – continua Nicola Tull – le procedure per il rilascio delle autorizzazioni sismiche che vedono tante regioni operare ancora in regime “di deposito”, con uffici titolati al rilascio delle autorizzazioni diversi e, nella stragrande maggioranza delle regioni, con una assurda assenza di geologi negli organi di controllo.

“Il Congresso 2016 – conclude Tullo – sarà l’occasione per fare il punto sullo stato di attuazione e di avanzamento degli studi di microzonazione sismica e di CLE, in rapporto alle varie OPCM che si sono susseguite e lo stato delle “autorizzazioni sismiche” nelle varie Regioni al fine di poter formulare delle proposte concrete per uniformare i comportamenti e le procedure, utilizzare compiutamente i risultati degli studi per la prevenzione del rischio sismico, valorizzando sempre di più a figura del geologo”.

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