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Spirino venti buoni di pace come nell’Arco trionfale di Benevento

L'imperatore Traiano si dedicò a un vasto programma di rinnovamento sociale mirato a migliorare l’efficienza amministrativa e le condizioni di vita del ceto italiano medio-basso
giornale dei comuni

Venti di guerra spirano in Occidente, alimentati anche con celebrazioni di personaggi apparentemente riformatori ma sostanzialmente guerrafondai; il tutto, come condimento alle tensioni di un conflitto armato vicino orientale dai contorni ed attori non sempre chiari. Così stiamo rischiando di superare il punto di non ritorno e di iniziare una guerra globale. In tale frangente può essere di buon augurio riflettere su esempi della forza pacificatrice immortalati nella bellezza artistica romana.

Traiano (53-117), l’optimus princeps, oltre a prodigarsi in qualità di generale nelle guerre di espansione e consolidamento dell’impero (anche lui fu impegnato nel Vicino oriente), si dedicò ad un vasto programma di rinnovamento sociale mirato a migliorare l’efficienza amministrativa e le condizioni di vita del ceto italiano medio-basso.

La sua politica pacificatrice in Italia, venne celebrata con una serie di archi trionfali. Quello eretto a Benevento (assunto in seguito a simbolo della città), posto sulla Via Appia scandisce l’inizio della variante stradale del tratto fino a Brindisi; tale variante è conosciuta infatti come Via Traiana. L’Arco in questione è costituito da un solo fornice di 15,60 m per 8,60 m; le sue proporzioni sono simili a quelle dell’Arco di Tito nel Foro Romano. Committente fu il Senato romano, massima autorità preposta alla costruzione di vie pubbliche, che lo fece realizzare tra il 110 e il 114 e che concesse a Traiano il titolo di optimus.

Per nostra fortuna, la ricca decorazione scultoria si è mantenuta pressoché integra, rendendo l’Arco uno dei manufatti romani più studiati. I temi diversi raffigurati su ogni facciata sembrano possedere un doppio filo conduttore: pace e prosperità su quella interna rivolta alla città; guerra e provvidenza imperiale su quella esterna.

Sul lato “cittadino” compare la più completa rappresentazione di un trionfo romano (sui Daci nel 107 d.C.) e i due fregi nel fornice dell’arco celebrano la pietas dell’imperatore nei confronti degli dei (a sinistra) e degli uomini (a destra). Traiano è raffigurato capite velato come pontifex maximus, coadiuvato dai due camilli e dal tibicen,nonché seguito da tutti i dodici littori imperiali. La presenza della scure nelle fasces indica la localizzazione della scena fuori della città di Roma.

Sull’Arco trova spazio anche l’Italia, qui rappresentata come patria di molte città fiorenti e ritratta nelle sembianze di una divinità in posizione centrale, accompagnata sulla destra dalle tre Fortunae, dee del destino di tutte le città italiane. La dea Fortuna è il tratto religioso arcaico della Dea madre e nutrice.

Tale rapida antologia di quest’opera, tutta da ammirare, suggerisce una riflessione: dopo quasi duemila anni, l’Arco di Benevento si erge ancora come monito a noi italiani dell’importanza della pace per un corretto e prospero andamento sociale. Possano gli attuali venti iniziare a spirare in questa direzione, per scongiurare il pericolo sommo di un ennesimo conflitto globale. Magari aiutati dall’intercessione della Dea madre (di Dio) la cui corona di stelle campeggia anche nella bandiera europea.

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