Martedì 21 luglio 2026
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«Libere anche qui»: nasce la campagna nazionale contro la violenza di genere digitale. I Comuni chiamati ad agire

Presentata al Senato la campagna sul consenso digitale: un Atlante in 15 punti, una mozione tipo per i Consigli comunali e la richiesta di una legge ad hoc. Dai deepfake al cyberstalking, il digitale è reale — e i Comuni sono in prima linea.
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~2.000 Casi reati online vs donne (2024) Polizia Postale — +8% cyberstalking96% Deepfake in rete a natura sessuale del totale dei contenuti deepfake44,59% Contenuti misogini online (2025) Mappa dell’Intolleranza — Vox

Una campagna nata dall’esperienza diretta

«Libere anche qui» è la nuova campagna nazionale per il consenso digitale e il contrasto alla violenza di genere online, presentata il 4 giugno 2026 al Senato della Repubblica. Libere anche qui è una campagna promossa da Valeria Campagna, Anna Frattini, Lucrezia Iurlaro, Giulia Pelucchi e Laura Sparavigna, con il supporto della rete di amministratrici e amministratori di TiCandido, dell’associazione Tocca a Noi e con il contributo di Casa Internazionale delle Donne, D.i.Re – Donne in Rete contro la violenza e di Giulia Blasi, Martina Carone, Ilaria Dondi, Barbara Leda Kenny, Azzurra Rinaldi, Vanessa Roghi e Silvia Semenzin.

«I recenti casi attorno a piattaforme come Mia Moglie e Phica.eu hanno acceso i riflettori su una realtà che molte donne conoscono da tempo. La violenza digitale non crea dal nulla sessismo e cultura del possesso: li rende più veloci, più visibili e più difficili da contrastare.» — Le promotrici di Libere anche qui

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I due assi della campagna: cultura e istituzioni

La campagna si articola su due fronti complementari, uno culturale e uno politico-istituzionale, con strumenti concreti pensati anche per le amministrazioni locali.

Atlante del consenso digitaleUn documento in 15 punti che affronta diffusione non consensuale di immagini, hate speech, deepfake, responsabilità delle piattaforme e ruolo dell’IA come strumento di violenza. Pensato come guida pratica per scuole, famiglie, luoghi di lavoro e sport.
Mozione tipo per i ComuniUno schema pronto per i Consigli comunali con impegni concreti: educazione al consenso e cittadinanza digitale nelle scuole, percorsi di alfabetizzazione digitale, prevenzione della violenza online.
Tavolo normativo nazionalePercorso partecipativo dal basso con i Centri antiviolenza, in vista del recepimento della Direttiva UE 2024/1385 sulla violenza contro le donne.

Il quadro normativo: cosa manca ancora

La campagna punta il dito su un’inadeguatezza strutturale della legislazione italiana. Gli articoli 612-ter e 612-quater del Codice Penale — che puniscono rispettivamente la diffusione non consensuale di immagini intime e l’adescamento online — non coprono in modo adeguato l’intera gamma delle forme di violenza digitale emerse negli ultimi anni: i deepfake sessualizzati, le campagne coordinate di hate speech, il doxxing, le molestie algoritmiche.

Pur riconoscendo il lavoro della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, le promotrici della campagna valutano insufficiente il risultato normativo attuale: «Chiudere un sito o trattare la tecnologia come una semplice aggravante non risolve il problema. Serve una legge che riconosca la violenza digitale nella sua specificità, con obblighi reali per le piattaforme e investimenti concreti su educazione e prevenzione.»

La violenza digitale in Italia è triplicata tra il 2023 e il 2024 (Amnesty International). Di fronte a questi numeri, l’educazione al consenso digitale non è un’opzione: è una competenza civica essenziale che i Comuni possono portare nelle scuole già oggi.

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Il ruolo strategico delle amministrazioni locali

I Comuni sono identificati dalla campagna come snodo cruciale, tanto nella prevenzione quanto nella risposta. La mozione tipo messa a disposizione è uno strumento immediato: permette a qualsiasi Consiglio comunale di impegnarsi formalmente su educazione al consenso, alfabetizzazione digitale e supporto alle vittime, senza attendere interventi legislativi nazionali.

Il territorio offre inoltre infrastrutture preziose: gli sportelli antiviolenza, i Centri per le famiglie, le biblioteche civiche e le scuole sono luoghi in cui la cultura del consenso digitale può essere trasmessa in modo capillare. TiCandido e Tocca a Noi si impegnano a mobilitare gli enti locali per calare l’Atlante nel quotidiano delle comunità.

COSA FARE COME COMUNE
► Presentare in Consiglio comunale la mozione tipo messa a disposizione dalla campagna «Libere anche qui»
► Inserire moduli di educazione al consenso digitale nei programmi delle scuole del territorio, in collaborazione con gli istituti
► Attivare sportelli di ascolto e supporto per vittime di violenza digitale, integrati nei centri antiviolenza esistenti
► Promuovere percorsi di alfabetizzazione digitale rivolti a donne adulte, con focus su privacy e sicurezza online
► Avviare campagne di sensibilizzazione sui social istituzionali in occasione delle giornate nazionali e internazionali contro la violenza
► Aderire alla rete di Comuni impegnati nel recepimento della Direttiva UE 2024/1385 sulla violenza contro le donne

Link al sito LIBERE ANCHE QUI

Fonte: Campagna «Libere anche qui», presentata al Senato della Repubblica il 4 giugno 2026. Dati: Polizia Postale 2024, Amnesty International 2024, Mappa dell’Intolleranza — Vox 2025.

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