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Il cinema più piccolo del mondo: come 12 sedie salvano un borgo dallo spopolamento

A Longone Sabino, in provincia di Rieti, grazie all'attore Luca Marinelli, e alla cofondatrice Gabriella Guido è stato trasformato un vecchio ufficio postale in "U Cinemittu": un modello replicabile per centinaia di piccoli comuni che negli ultimi vent'anni hanno perso la loro sala cinematografica
u cinemittu

Nei piccoli comuni italiani il cinema si è spento insieme a farmacie, uffici postali e negozi di paese. È uno dei tanti tasselli della desertificazione dei servizi che accompagna lo spopolamento delle aree interne. Ma a Longone Sabino, 577 abitanti ufficiali che d’inverno diventano una quarantina, un piccolo cinema da dodici posti sta dimostrando che la direzione può anche invertirsi.

Una crisi nazionale, non solo di grandi città

I numeri raccontano un declino netto. Secondo l’Associazione Nazionale Esercenti Cinema, nel 2025 in Italia risultavano attive circa 1.658 sale, contro le quasi 2.700 dei primi anni Duemila: un tasso di chiusura vicino al 63 per cento in poco più di vent’anni. La distribuzione geografica aggrava il quadro per il Mezzogiorno e per l’entroterra: circa 740 sale al Nord, 559 al Centro e appena 359 tra Sud e Isole. Interi comuni, soprattutto nelle aree interne, oggi non hanno più una sala aperta nel raggio di decine di chilometri.

Non si tratta soltanto di un problema di intrattenimento. Come osservano da tempo studiosi e operatori del settore, la chiusura di una sala priva la comunità di un luogo di incontro, riduce le occasioni di socialità e accelera quella che viene ormai definita “desertificazione culturale”: lo stesso fenomeno che colpisce librerie, edicole e teatri di prossimità, e che nei piccoli comuni si somma alla perdita di scuole, presidi sanitari e uffici pubblici.

63% sale cinematografiche chiuse dal 2000 a oggi1.658 cinema attivi in Italia nel 2025 (ANEC)359 sale rimaste in tutto il Sud e le Isole12 posti a sedere di “U Cinemittu”

Da un ufficio postale abbandonato a un presidio culturale

È in questo scenario che si inserisce la storia di U Cinemittu, come lo chiamano in dialetto a Longone Sabino, piccolo comune reatino tra la Valle del Salto e la Valle del Turano. L’idea nasce dall’attore Luca Marinelli, la cui famiglia è originaria del paese, preoccupato dallo spopolamento del borgo. Dopo il successo di una proiezione all’aperto de Le otto montagne nel 2023, con oltre 500 persone in piazza, Marinelli propone alla comunità locale di aprire una sala vera e propria.

Il progetto si realizza in pochi mesi grazie all’associazione Biblioteca Verde, alla Pro Loco, ad Arci e Ucca, e al sostegno della sindaca del paese. Lo spazio individuato è quello del vecchio ufficio postale, chiuso da anni: dodici sedie recuperate dal teatro romano Brancaccio, un piccolo schermo, un impianto audio. Il 31 agosto 2024 il cinema apre ufficialmente, con ingresso a offerta libera. Accanto alla sala riapre anche l’Antica Osteria del paese, chiusa da oltre quarant’anni.

marinelli u cinemittu
“Mi immagino quella piccola sala come un piccolo occhio sul mondo” — Luca Marinelli

Il piccolo cinema — probabilmente il più piccolo d’Italia e forse d’Europa — si è ritagliato in breve tempo una rete di collaborazioni che ne garantisce la programmazione tutto l’anno: l’Unione dei circoli cinematografici dell’Arci, la Cineteca di Bologna, il patrocinio della Festa del Cinema di Roma, della Lazio Film Commission e della Siae. Le sedie sono arrivate come donazione del produttore Angelo Barbagallo, restaurate da una falegnameria sociale. Nel 2026 una delegazione di Longone ha ritirato il premio “Cinema Warrior” al Trieste Film Festival, e la televisione francese Arte ha dedicato un servizio all’esperienza.

Perché il modello funziona

U Cinemittu non è un’operazione nostalgica né un progetto calato dall’alto: è un modello di rigenerazione a bassissimo costo che si regge su alcuni ingredienti replicabili. Il primo è il riuso di uno spazio pubblico dismesso, senza nuove costruzioni né oneri di manutenzione insostenibili per un piccolo bilancio comunale. Il secondo è la regia condivisa tra amministrazione, associazionismo locale e una rete di partner esterni — enti cinematografici, fondazioni, sponsor privati — che porta contenuti e visibilità senza gravare sulle casse comunali. Il terzo, forse decisivo, è la capacità di far diventare la sala un catalizzatore di altre attività: la riapertura dell’osteria, l’arrivo di visitatori nei fine settimana e nel periodo estivo, il ritorno periodico di chi ha lasciato il paese ma vi conserva casa e affetti.

Tra le proiezioni proposte a Longone, in questo mese di luglio, figura anche Ritorno al Tratturo con Filippo Tantillo ed Elio Germano, documentario dedicato proprio alla vita nelle aree interne: un cortocircuito significativo, in cui la sala non si limita a intrattenere ma diventa strumento di riflessione sulla condizione degli stessi territori che la ospitano.

elio germano u cinemittu

Un possibile modello per le aree interne italiane

L’esperienza di Longone Sabino arriva in un momento in cui il tema della desertificazione dei servizi nei piccoli comuni è al centro dell’agenda delle politiche per le aree interne, dalla Strategia Nazionale Aree Interne ai fondi PNRR destinati ai borghi. Un piccolo cinema non sostituisce una farmacia o un presidio sanitario, ma può rappresentare un tassello concreto e a basso costo di una strategia più ampia contro lo spopolamento: un motivo per restare, per tornare, per far conoscere un borgo altrimenti invisibile.

Il punto, per le amministrazioni comunali che osservano questa esperienza, non è replicare Longone Sabino identico a se stesso, ma coglierne il metodo: individuare uno spazio pubblico inutilizzato, costruire un’alleanza tra comune, associazionismo locale e reti culturali esterne, e trasformare un presidio culturale in un’occasione di comunità che generi, a cascata, altre forme di attività economica e sociale.

longone sabino
Cosa fare come Comune
→  Mappare gli immobili pubblici dismessi o sottoutilizzati (ex uffici postali, ex scuole, magazzini comunali) idonei a ospitare una sala anche minima.
→  Coinvolgere pro loco, associazioni culturali e circoli Arci/Ucca del territorio nella gestione condivisa, evitando che il progetto gravi solo sul bilancio comunale.
→  Attivare collaborazioni con cineteche regionali, film commission e festival per ottenere cataloghi, patrocini e visibilità a costo zero o quasi.
→  Legare la programmazione culturale ad altre attività di comunità (osterie, mercati, botteghe) per creare un effetto volano sull’economia locale.
→  Intercettare bandi regionali, PNRR e Strategia Nazionale Aree Interne dedicati a rigenerazione di borghi e contrasto allo spopolamento per il primo allestimento.
→  Valorizzare la narrazione mediatica dell’iniziativa: piccole storie come questa attirano attenzione nazionale e internazionale sproporzionata rispetto all’investimento richiesto.

A Longone Sabino, tra le pareti di pietra dell’ex ufficio postale, dodici sedie pieghevoli e una copertina a quadri per ogni spettatore raccontano che rianimare un borgo non richiede sempre grandi opere: a volte basta riaprire, letteralmente, un piccolo occhio sul mondo.

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