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Roma, boom dei beni comuni: 52 patti di collaborazione in 2 anni, in crescita l’attivismo civico

A 2 anni dall'approvazione del Regolamento per l'amministrazione condivisa, la Capitale ha ufficializzato 29 accordi tra comune e cittadini, le iniziative sono a trazione popolare e coinvolgono 100 realtà civiche
giornale dei comuni

L’Amministrazione condivisa dei beni comuni a Roma registra un netto successo, a 2 anni dall’approvazione del Regolamento, la Capitale ha raggiunto 52 patti di collaborazione ufficialmente protocollati. Di questi, 29 sono già stati firmati e approvati, mentre gli altri 23 sono in fase di proposta o co-progettazione. Il trend è in ascesa: i patti approvati nel 2025 sono 21, contro i 7 del 2024, confermando l’efficacia del nuovo strumento di gestione partecipata.

Il motore dell’iniziativa è l’attivismo popolare: 44 dei 52 patti sono nati su proposta diretta dei cittadini, mentre 8 derivano da avvisi pubblicati dalle strutture capitoline.

Complessivamente, l’Alleanza per i beni comuni ha coinvolto 100 realtà civiche tra associazioni (76), comitati, cooperative, istituti scolastici, gruppi informali e perfino aziende pubbliche, interessando 9 strutture capitoline e 8 municipi.

Andrea Catarci, responsabile dell’Ufficio Giubileo delle persone e partecipazione di Roma Capitale, ha sottolineato l’ampio raggio d’azione di questi accordi:

“I numerosi patti di collaborazione, oltre a attività di cura e manutenzione, prevedono attività di animazione sociale, educativa e culturale; sinergie con altre associazioni, e promozione della conoscenza del patrimonio storico, archeologico e naturalistico dei quartieri,” ha commentato Catarci, evidenziando l’obiettivo diffuso di “creare uno spirito di comunità che faciliti un nuovo attivismo civico”.

Secondo Catarci, “l’andamento positivo” è la conferma dell’efficacia delle azioni di formazione che, tra fine 2023 e il 2024, hanno coinvolto 400 tra personale comunale ed esponenti delle realtà civiche in seminari e laboratori, spesso in collaborazione con Labsus e le Università romane.

Fonte: comune di Roma

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