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Pendolaria 2017: le peggiori dieci linee ferroviarie d’Italia

Il rapporto redatto da Legambiente analizza lo stato delle linee ferroviarie italiane prendendo in esame il periodo 2010-2017
giornale dei comuni

Sovraffollamento, ritardi, cancellazioni, mancanza di biglietterie o di tabelloni elettronici per verificare arrivi e partenze, poche corse, assenza di personale e carrozze fatiscenti con sedili rotti o sporchi, bagni inagibili, guasti al sistema di riscaldamento d’inverno e nei mesi estivi  a quelli dell’aria condizionata.

Sono questi alcuni dei tanti disagi dei pendolari  italiani che Legambiente riassume nel Report Pendolaria 2017. L’Associazione ambientalista stila la classifica delle dieci peggiori linee pendolari italiane ed in cima alla lista troviamo quella di Roma-Lido, cioè il collegamento ferroviario tra il litorale di Ostia e l’area capitolina. Un tratto di ferrovia così funesto che in pochi anni l’afflusso giornaliero pare sia calato addirittura del 45%: 55.000 gli attuali fruitori tra studenti e lavoratori, contro i circa 100.000 di qualche anno fa. Convogli vecchi (età media 20 anni)  e un calo del 7,2% delle corse nel 2016 rispetto a quelle programmate.

Pendolaria mette poi  al secondo posto della graduatoria la Circumvesuviana che collega l’area metropolitana di Napoli e i suoi due milioni di abitanti, coprendo circa 142 chilometri (distribuiti su 6 linee e 96 stazioni). Oltre alle denunce di molti pendolari, il disastro del servizio nel 2016 è stato confermato anche dall’Ente Autonomo Volturno che la gestisce, tra le principali criticità: aumento delle soppressioni (4.252 treni), crescita vertiginosa dei ritardi oltre i 15 minuti (26.533 nel 2016), nonché la quasi assenza di treni a composizione tripla, nonostante le maggiori risorse finanziarie disponibili rispetto al 2015. Dal 2010, quando i treni in circolazione erano 94, è stata infatti una parabola discendente; salvo guasti, oggi viaggiano 56 treni, ma ne servirebbero almeno 70 per garantire un servizio dignitoso ai pendolari, costretti a viaggiare ammassati, nonostante il crollo del numero degli utenti (che ben rispecchia la crisi in cui versa l’azienda).

A seguire troviamo la linea Reggio Calabria-Taranto: la ferrovia Jonica di 472 chilometri, che collega tre regioni e tanti centri portuali e turistici, che negli ultimi anni ha visto un deciso peggioramento del servizio. Soltanto sei i collegamenti giornalieri. Si pensi che il treno più veloce impiega 6 ore e 15 minuti, con tre cambi a Paola, Castiglione Cosentino e Sibari dove però il treno finisce la sua corsa e i passeggeri debbono proseguire la corsa in pullman.

La black list continua quindi con la Verona-Rovigo, la Brescia- Casalmaggiore-Parma, l’Agrigento-Palermo, la Settimo Torinese-Pont Canavese, la Campobasso-Roma, la Genova-Savona-Ventimiglia, la Bari-Corato-Barletta.

Come ogni anno Legambiente fotografa la situazione di coloro che per motivi di studio o di lavoro utilizzano quotidianamente il treno per spostarsi e lancia una mobilitazione per sottolineare coralmente quanto sia importante e urgente migliorare il trasporto pubblico su ferro.

“La necessità di aumentare decisamente il numero di passeggeri che viaggiano in treno e, nelle principali città, di chi si sposta in metro e in tram, per migliorare la qualità dell’aria e ridurre le emissioni di CO2 come previsto dall’Accordo di Parigi, non si sposa con l’offerta ferroviaria operata sul territorio – ha dichiarato il presidente di Legambiente Lombardia Barbara Meggetto –. Il futuro passa anche attraverso una seria politica di riqualificazione dell’offerta di trasporto collettivo. In una delle aree a maggior densità di strade e autostrade d’Europa come la nostra regione, con il più elevato livello d’inquinamento atmosferico, non è possibile che Regione Lombardia continui a distrarre finanziamenti al trasporto pubblico aumentando inutilmente la mobilità su gomma e lasciando i pendolari a fronteggiare sistematici ritardi, treni soppressi e carrozze inadeguate”.

 

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