Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto del 6 novembre 2025 che modifica e integra le regole relative all’Imu, intervenendo sul sistema con cui i comuni possono differenziare le aliquote. Il provvedimento aggiorna l’allegato A del decreto del 6 settembre 2024, ridefinendo le condizioni che consentono agli enti locali di applicare variazioni alle aliquote previste dalla legge di bilancio 2020, nell’ambito della loro autonomia regolamentare.
Il decreto nasce dall’esigenza di adeguare il quadro normativo all’entrata in vigore, dal 2025, dell’obbligo di predisporre la delibera delle aliquote tramite l’applicazione informatica del Portale del federalismo fiscale. Nel corso del primo anno di applicazione, infatti, sono emerse criticità che hanno reso necessario un aggiornamento delle condizioni utili ai comuni per distinguere le diverse situazioni immobiliari.
L’allegato riformulato contiene un elenco dettagliato delle fattispecie per cui è ammessa la differenziazione, riguardanti varie tipologie di immobili: dai fabbricati del gruppo catastale D agli altri fabbricati, dai terreni agricoli alle aree edificabili. Per ciascuna categoria vengono fissate condizioni specifiche, come caratteristiche urbanistiche, rendita, utilizzo, tipo di attività svolta, presenza di contratti registrati o requisiti del soggetto che utilizza o possiede l’immobile. Alcune tipologie, come l’abitazione principale di lusso e i fabbricati rurali strumentali, restano invece escluse da ogni forma di differenziazione.
Le nuove condizioni entreranno in vigore a partire dall’anno d’imposta 2026, dando così ai comuni un margine temporale per adeguare i propri regolamenti e predisporre in modo coerente i prospetti delle aliquote.