| 13,3% Neet in Italia (15-29 anni) | 11% media Ue | 35,4% Neet a Catania | 17,3% Neet a Bologna |
UN FENOMENO ANCORA SOPRA LA MEDIA EUROPEA
Nel 2025 il 13,3% dei giovani italiani tra i 15 e i 29 anni si è trovato in condizione di Neet (not in education, employment or training): non studia, non lavora e non è inserito in percorsi di formazione. Il dato è in calo rispetto all’anno precedente, ma resta tra i più alti d’Europa. Secondo i dati Eurostat, la media Ue si ferma all’11%: l’Italia è il quarto paese del continente per incidenza del fenomeno, dietro Romania (19,2%), Bulgaria (13,8%) e Grecia (13,6%). In fondo alla classifica si collocano invece Paesi Bassi (5,3%), Svezia (5,9%) e Slovenia (7,6%).
Il titolo di studio incide in modo netto: in Europa, tra i giovani con la sola licenza media la quota di Neet è del 12,8%, scende all’11% per chi ha un diploma di scuola secondaria e all’8% per i laureati. Anche il grado di urbanizzazione conta, ma l’Italia si comporta in modo opposto rispetto al resto d’Europa: mentre altrove il fenomeno colpisce di più le aree rurali, da noi sono le grandi città a registrare i valori più alti (14,2%), seguite da aree rurali (12,9%) e periferie (12,8%).
LA MAPPA DEI CAPOLUOGHI METROPOLITANI
Tra i comuni capoluogo di città metropolitana, i valori più alti si registrano a Catania (35,4%), Palermo (32,4%) e Napoli (29,7%). Roma e Milano si attestano intorno al 20%, mentre la quota scende sotto il 18% a Genova, Firenze e Bologna, il capoluogo metropolitano con la minore incidenza di giovani Neet.
| Città | % Neet (15-29 anni) |
| Catania | 35,4% |
| Palermo | 32,4% |
| Napoli | 29,7% |
| Roma / Milano | ~20% |
| Genova, Firenze, Bologna | < 18% |
Due considerazioni emergono da questi numeri: nelle grandi città il dato medio comunale nasconde forti disomogeneità interne; e, anche a livello locale, il fenomeno dei Neet è strettamente legato a una più ampia questione educativa.
IL LEGAME CON L’ABBANDONO SCOLASTICO
Dentro una stessa città la situazione cambia molto da un quartiere all’altro. A Catania, prima città per incidenza di Neet, la quota supera il 40% nel 1° e nel 6° Municipio, mentre nel 3° si ferma al 22%. A Bologna, a fronte di una media del 17,3%, si passa dal 5,6% di Scandellara al 47,2% dell’area Ex Mercato Ortofrutticolo, passando per il 39,8% del Caab e il 29,6% del Pilastro.
Il dato più significativo riguarda la correlazione tra le due dimensioni: nei quartieri con più abbandono scolastico precoce è sistematicamente più alta anche la quota di giovani Neet, e viceversa. A Bologna, delle 10 aree subcomunali con più Neet, ben 8 coincidono con quelle a più alto abbandono scolastico. A Catania la sovrapposizione riguarda in particolare il 1° e il 6° Municipio, dove oltre un terzo dei giovani ha lasciato la scuola prima del diploma o di una qualifica.
«Un giovane che lascia la scuola prima di aver completato gli studi, oltre a non proseguire nel percorso di istruzione, ha anche più difficoltà nell’accesso al lavoro: meno della metà dei 18-24enni che hanno abbandonato precocemente gli studi risulta occupato» — Rapporto Istat sui ritorni occupazionali dell’istruzione
PERCHÉ RIGUARDA DA VICINO I COMUNI
I dati confermano che dispersione scolastica e Neet non sono fenomeni distinti, ma facce della stessa medaglia della povertà educativa, e che si concentrano in specifiche aree del territorio comunale, spesso periferiche e con maggiore disagio sociale. Questo vale non solo per le grandi città del Sud, ma anche per realtà del Centro-Nord dove il dato medio è più contenuto ma convivono quartieri con forte concentrazione del fenomeno. Conoscere la distribuzione interna del problema, quartiere per quartiere, è il primo passo per calibrare politiche giovanili ed educative realmente efficaci.
| COSA FARE COME COMUNE ▪ Mappare il fenomeno a livello di quartiere o area subcomunale, non solo con il dato medio cittadino, per individuare le zone più critiche. ▪ Incrociare i dati su abbandono scolastico e Neet per programmare interventi mirati nelle stesse aree, dato lo stretto legame tra i due fenomeni. ▪ Rafforzare i servizi educativi extrascolastici (doposcuola, centri di aggiornamento, orientamento) nei quartieri a più alto rischio di dispersione. ▪ Attivare percorsi di orientamento e transizione scuola-lavoro per i giovani a rischio Neet, in collaborazione con centri per l’impiego e terzo settore. ▪ Valorizzare la giornata mondiale delle competenze giovanili (15 luglio) come occasione di sensibilizzazione e presentazione di iniziative locali. |
Fonte: Openpolis – Con i bambini, su dati Istat ed Eurostat