Martedì 21 luglio 2026
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Nasce l’Istituto centrale per la gestione dei rischi del patrimonio culturale

Il Ministero della Cultura istituisce un nuovo organismo per prevenire e affrontare in modo strutturale le minacce ai beni culturali, dai cambiamenti climatici agli eventi calamitosi
giornale dei comuni

Rafforzare la capacità dello Stato di prevenire, monitorare e gestire i rischi che incombono sul patrimonio culturale nazionale: è questo l’obiettivo del provvedimento firmato dal Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, che istituisce l’Istituto Centrale per la gestione dei rischi del patrimonio culturale (ICRI). La decisione nasce dall’esigenza di rispondere in modo più efficace all’impatto dei cambiamenti climatici, degli eventi calamitosi e dalle esperienze maturate nella gestione delle emergenze sismiche degli ultimi anni.

Il nuovo Istituto, con sede a Roma, è dotato di autonomia speciale ed è incardinato nel Dipartimento per la tutela del patrimonio culturale. La sua missione è garantire continuità, coordinamento e una visione di lungo periodo alle attività di ricerca, monitoraggio, valutazione e gestione dei rischi che interessano i beni culturali.

Con il nuovo assetto viene rafforzato il ruolo del Dipartimento, superando la dimensione emergenziale che ha caratterizzato finora alcune funzioni, in particolare quelle svolte dall’Ufficio del Soprintendente speciale per le aree colpite dal sisma del 24 agosto 2016. Tali competenze vengono ora integrate in una struttura ordinaria e stabile.

All’ICRI spetteranno il coordinamento dei piani di monitoraggio ordinari e straordinari, la standardizzazione della documentazione per l’aggiornamento della Carta del rischio del patrimonio culturale e lo sviluppo di sistemi informativi e banche dati a supporto delle politiche di tutela. Tra le attività previste figurano anche la promozione dell’innovazione tecnologica applicata al patrimonio culturale e la cooperazione con università e centri di ricerca, anche a livello internazionale.

Il provvedimento conferma infine il principio dell’invarianza finanziaria: le nuove funzioni saranno svolte senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, attraverso una riorganizzazione più efficace delle risorse già disponibili.

Maggiori informazioni nella nota MIC

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