Martedì 21 luglio 2026
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Legambiente, materiali da riciclo per rilanciare il settore delle costruzioni

Il rapporto dell'osservatorio Recycle di Legambiente, presentato recentemente al Forum Rifiuti, fa il punto sullo stato dell'innovazione nei cantieri
giornale dei comuni

Fare il punto sul settore delle costruzioni e sull’innovazione nei cantieri e nei capitolati per ridurre il prelievo da cava e l’impatto sull’ambiente. E’ l’obiettivo principale del rapporto dell’osservatorio Recycle di Legambiente, presentato recentemente al Forum Rifiuti. Un tema che rientra pienamente nel discorso sull’economia circolare. La ricerca applicata, in effetti, sta dimostrando che è possibile migliorare concretamente la tutela degli ecosistemi territoriali, come dimostrano gli esempi di edifici e d’infrastrutture nei quali siano stati impiegati materiali provenienti dal riciclo: il Juventus Stadium e il Palaghiaccio di Torino, la Council House di Melbourne o l’edificio del California Academy of Science di San Francisco, ma anche gli asfalti con gomma riciclata in Val Venosta, gli aggregati riciclati nel passante di Mestre o la piattaforma logistica dell’interporto di Fiumicino. Oggi non esistono più motivi tecnici, prestazionali o economici che possano essere addotti come scuse per non impiegare materiali provenienti da riciclo nelle costruzioni. Un utilizzo che apre invece rilevanti prospettive in primo luogo in termini di lavoro e attività imprenditoriali, poi nella riduzione del prelievo da cava (arrivando al 70% di riciclo di materiali di recupero si genererebbero oltre 23 milioni di tonnellate di materiali che permetterebbero di chiudere almeno 100 cave di sabbia e ghiaia per un anno) e nell’abbattimento di emissioni di gas serra. Aumentando la quantità di pneumatici fuori uso recuperati e utilizzati fino a raddoppiarla al 2020, ad esempio, diventerebbe possibile riasfaltare 26.000 km di strade. Il risparmio energetico ottenuto, considerando che non si userebbero più materiali derivati dal petrolio, sarebbe di oltre 400.000 MWh, ossia il consumo in più di 2 anni di una città come Reggio Emilia, con un taglio alle emissioni di CO2 pari a 225.000 tonnellate.

Un fattore di criticità nel quadro attuale del settore – segnala il rapporto – sta nell’assenza di numeri certi sui rifiuti prodotti dalle attività di costruzione e di demolizione. In molte Regioni non esistono né controlli, nè filiere organizzate del recupero, e non si conteggia neppure lo smaltimento illegale, per cui in Italia, secondo i dati Eurostat, si arriva a riciclare appena il 9% dei rifiuti da costruzione e demolizione. Questo, dunque, un ambito prioritario d’intervento per rilanciare e qualificare il settore delle costruzioni.

 

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