Martedì 21 luglio 2026
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Legambiente: l’Italia in fumo, gli incendi boschivi non sono più un’emergenza estiva

Il Dossier 2026 denuncia la vulnerabilità strutturale del territorio. Tra crisi climatica, abbandono delle aree interne e reati ambientali, si chiede di passare dalla logica dello spegnimento alla cultura della prevenzione
incendi sicurezza

In Italia è in corso un passaggio d’epoca che non possiamo ignorare. Parlare di “emergenza incendi” ogni volta che arriva l’estate è un errore di prospettiva. Legambiente nel suo rapporto “L’Italia in fumo 2026”,  evidenzia che i roghi che devastano la penisola non sono incidenti temporanei e imprevedibili, ma la conferma di una fragilità territoriale strutturale.

I numeri parlano chiaro: nel 2025 il fuoco ha divorato ben 96.517 ettari di territorio (l’equivalente di 135.000 campi da calcio), il doppio rispetto al 2024. E il 2026 ha confermato la tendenza, con i primi incendi registrati già nei mesi invernali e primaverili.

La penisola brucia a causa di un mix di 3 fattori:

  • la crisi climatica: temperature alte, siccità prolungate e la conseguente aridità della vegetazione trasformano i boschi in enormi serbatoi di combustibile pronti a prendere fuoco al minimo innesco
  • l’abbandono delle aree interne: senza una gestione attiva delle zone rurali e montane, la biomassa si accumula indisturbata. questo crea una continuità della vegetazione (la cosiddetta “bomba di combustibile”) che facilita la propagazione dei roghi fino alle aree abitate
  • il ritardo nella prevenzione pubblica: lo stato e le regioni continuano a investire risorse esclusivamente nella fase di spegnimento (la lotta attiva con i canadair e le squadre a terra), trascurando la manutenzione forestale preventiva e la pianificazione strategica durante i mesi invernali.

Illegalità e ruolo delle Ecomafie

Dietro la cenere si nasconde spesso la mano dell’uomo, i dati del Rapporto Ecomafie 2026 curato dall’Osservatorio Nazionale Ambiente e Legalità di Legambiente confermano il legame tra gli incendi boschivi e gli interessi criminali.

Il dolo e la colpa restano le cause principali. Per contrastare le speculazioni, la Legge quadro sugli incendi boschivi (L. 353/2000) prevede vincoli rigidi sulle aree percorse dal fuoco:

  • 10 anni di divieto assoluto di edificazione
  • 10 anni di divieto di caccia e pascolo
  • 15 anni di vincolo di destinazione d’uso del suolo

Tuttavia, questi strumenti funzionano se i Comuni applicano e aggiornano costantemente il Catasto delle aree percorse dal fuoco, un adempimento che sconta ancora ritardi a livello locale.

Le proposte

Per fermare la distruzione del patrimonio naturale, l’ufficio Biodiversità e l’Osservatorio di Legambiente indicano alcune azioni:

  • pianificazione e prevenzione integrata: spostare i finanziamenti pubblici dalla gestione dell’emergenza alla cura quotidiana dei boschi e delle aree naturali, valorizzando la selvicoltura preventiva
  • applicazione della legge: supportare i comuni nella mappatura digitale e nell’aggiornamento del catasto incendi per rendere operativi i vincoli di inedificabilità
  • monitoraggio satellitare costante: potenziare l’utilizzo dei dati del sistema europeo Effis/Copernicus per incrociare le anomalie termiche e gli indici di pericolo con il controllo del territorio da parte delle forze dell’ordine (CUFAA)
  • formazione e coordinamento: superare la frammentazione delle competenze tra stato, regioni e comuni, garantendo esercitazioni costanti e integrazione tra i piani antincendio dei parchi naturali e quelli regionali

In sintesi, la sfida sta nel prenderci cura del territorio, prima che si crei la situazione di pericolo ed emergenza.

Fonte: Legambiente

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