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La riforma del credito cooperativo leva decisiva per lo sviluppo delle comunità locali

Bankitalia sollecita le Bcc di credito cooperativo a integrarsi con gruppi bancari di ampie dimensioni per sostenere meglio i territori pur preservando lo spirito mutualistico
giornale dei comuni

Il Credito cooperativo nel tempo ha rafforzato la propria identità in virtù dell’unione delle differenze. Oggi più che mai la frammentazione o la divisione delle Bcc (banche di credito cooperativo) in pochi gruppi indebolirebbe il sistema creditizio portando altresì una dispersiva concorrenza interna. E’ il governatore di Bankitalia, Visco, a sollecitare le Banche di credito cooperativo a “perseguire forme d’integrazione basate sull’appartenenza a gruppi bancari, affinchè possano continuare a sostenere territori e comunità locali preservando lo spirito mutualistico che le contraddistingue”. E’ partita così la riforma che manterrà come tratto distintivo degli istituti i legami con il territorio consentendo, tuttavia, l’accesso al mercato dei capitali. Tra le caratteristiche peculiari delle Bcc in termini di governance: flessibilità del modello organizzativo e il reiterato radicamento sulle aree locali.  Dal punto di vista cronologico la cooperazione di credito nasce nel 1883 in Veneto per rispondere al bisogno concreto d‘inclusione economica (e di conseguenza sociale) delle popolazioni rurali. Attraversa il Novecento e si propone negli anni Duemila come identità mutualistica e territoriale. Dal punto di vista normativo è oggi al terzo passaggio nella regolamentazione delle banche di credito cooperativo. Dopo il Testo unico del 1937, che ha raccolto in una specifica disciplina i riferimenti relativi alle allora Casse Rurali, è giunto nel 1993 il Testo unico bancario (TUB) a riconoscimento delle Bcc come unici istituti a mutualità prevalente. Entro la fine di quest’anno il Testo unico bancario adeguerà le regole per disciplinare le banche di credito cooperativo alla nuova e complessa normativa dell’Unione bancaria e alle nuove sfide di un mercato fortemente condizionato dalla tecnologia, preservandone tuttavia le caratteristiche distintive. Anche dal punto di vista organizzativo le Bcc sono all’apertura di un nuovo scenario. Dopo l’inizio dell’autonomia e del sistema a rete, infatti, vi è oggi la necessità di una coesione più intensa e integrata, con connotazione e caratteristiche ben definite: di qui la nuova Unione Bancaria e il meccanismo di vigilanza unico sulla base del Single Rule Book, già avviato.

L’unità del sistema, integrando un più efficace presidio del rischio, una razionalizzazione dei costi, una dimensione idonea ad attrarre capitali esterni, una significativa capacità di investimento, rappresenta un presupposto irrinunciabile di sostenibilità e di competitività nel medio-lungo periodo. La scadenza del 2015 sarà rispettata e il decreto arriverà entro le prossime settimane.

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