Martedì 21 luglio 2026
Martedì 21 luglio 2026

Società consociata

Home > Finanza e Tributi > Economia > ISTAT: il Made in Italy presidia il territorio, ma 8 grandi città trainano un quarto dell’economia

ISTAT: il Made in Italy presidia il territorio, ma 8 grandi città trainano un quarto dell’economia

Il Report Istat suddivide l'Italia in 515 sistemi locali. Se il manifatturiero pesante e il Made in Italy presidiano il territorio, 8 poli urbani ad alta specializzazione generano 1/4 della ricchezza
giornale dei comuni

L’Italia non è solo una somma di comuni, ma un mosaico di 515 Sistemi Locali del Lavoro (SL): aree funzionali dove la gente vive, si sposta e, soprattutto, produce secondo vocazioni specifiche. L’ultimo Report Istat, aggiornato al 2021 e rilasciato nel 2026, disegna la mappa di un’Italia frammentata dove la tradizione del “bello e ben fatto” convive con l’egemonia economica delle grandi metropoli.

Il “Made in Italy” e l’industria pesante

Il modello produttivo storico italiano resta solido. Sono 156 i sistemi locali specializzati nel Made in Italy (agroalimentare, tessile, pelli, legno e gioielli), aree che coprono il 30% della superficie nazionale e danno lavoro a 14 mln. di persone. Tuttavia, i dati rivelano un paradosso: pur essendo il cuore dell’identità italiana, la produttività media del Made in Italy è spesso inferiore ad altri settori, specialmente nel Mezzogiorno, dove il valore aggiunto per addetto si ferma a 34 mila euro, contro i 53 mila del Centro-Nord. Parallelamente, l’industria pesante (mezzi di trasporto, chimica, metallurgia) occupa 111 sistemi locali. La dimensione delle imprese cresce e con essa la produttività, con punte di eccellenza nel settore dei materiali da costruzione e della ceramica (distretto di Sassuolo), che vanta una produttività di 57mila euro per addetto.

Il primato delle grandi città: dove si crea la ricchezza

Il dato dirompente del Report riguarda i Sistemi locali urbani ad alta specializzazione, sono solo 8 (spiccano Milano, Roma e Bologna), ma il loro impatto è colossale:

  • ospitano il 16% della popolazione
  • producono il 27% del valore aggiunto di industria e servizi
  • registrano la produttività più alta: 68 mila euro per addetto

Questi poli sono i motori dell’innovazione, dominati dai servizi avanzati, dalla ricerca e dalle telecomunicazioni. La densità imprenditoriale di questi poli è massima (83 unità locali per km²), segno di un’economia che si nutre di vicinanza e scambio di competenze.

L’analisi Istat non nasconde le fragilità del Sud. La classe degli SL non specializzati (124 aree che contribuiscono solo al 4% del valore aggiunto nazionale) è concentrata nel Mezzogiorno, con punte critiche in Calabria (26 sistemi) e Sicilia (40). Non mancano i segnali in controtendenza:

  • Avezzano (Abruzzo): unico polo del sud specializzato in macchine e apparecchiature elettriche, con una produttività elevata grazie a investimenti multinazionali.
  • Melfi, Cassino, Atessa: presidi fondamentali della fabbricazione di mezzi di trasporto.
  • il settore portuale: sistemi come Napoli, Palermo e Gioia Tauro mostrano densità abitative e imprenditoriali elevatissime, confermando il ruolo strategico del mare per l’economia meridionale.

Un dato che farà discutere riguarda gli 85 sistemi locali turistici, pur coprendo l’11% del territorio (dalle Alpi alla Sardegna), pesano per il 3% del valore aggiunto. Un segnale che il settore, pur fondamentale per l’occupazione, necessita ancora di investimenti per aumentare la qualità della domanda e la redditività del lavoro, specialmente al Sud dove la produttività turistica crolla a 30 mila euro.

La nuova tassonomia Istat non è solo un esercizio statistico, ma uno strumento per pianificare il futuro. Ci dice che l’Italia è un Paese dove la ricchezza è concentrata nei nodi urbani ad alta tecnologia, mentre le aree interne e i distretti tradizionali lottano contro una produttività stagnante. La sfida per i prossimi anni sarà di collegare la “città specchio” del progresso con l’Italia dei territori e delle tradizioni.

Maggiori informazioni nella nota Istat

Articoli Correlati

industria

Transizione 5.0, dal 21 luglio al via le comunicazioni di conferma degli investimenti

Le imprese ammesse potranno trasmettere al GSE la documentazione necessaria per consolidare la richiesta dell'agevolazione, secondo le modalità definite dal decreto direttoriale del Mimit....
open data

PNRR, online il catalogo Open Data, dati aggiornati alla decisione UE di marzo 2026

Pubblicato l’elenco di milestone e target in formato elaborabile e il corredo informativo sui progetti monitorati. Le modifiche recepiscono l'aggiornamento del piano approvato dal Consiglio europeo...

ANCI Risponde