Dal censimento delle acque effettuato dall’Istat emerge che la quantità di acqua per uso potabile prelevata nel 2015 è sostanzialmente equivalente a quella censita nel 2012 (+0,3%).
L’84,3% del prelievo nazionale di acqua per uso potabile deriva da acque sotterranee (48,0% da pozzo e 36,3% da sorgente).
Circa un terzo dell’acqua prelevata, per un totale annuo di 3,1 miliardi di metri cubi, proviene da un trattamento di potabilizzazione, più efficace rispetto alle ordinarie operazioni di disinfezione o clorazione, necessario per eliminare eventuali inquinanti e garantire la qualità dell’acqua nelle reti, fino al rubinetto dei consumatori.
Il volume immesso nelle reti comunali di distribuzione dell’acqua potabile è pari a 8,3 miliardi di metri cubi, 375 litri al giorno per abitante. Questo valore è in lieve decremento rispetto al censimento del 2012 (-0,4%). Ma i volumi giornalieri pro capite variano molto da regione a regione, in Puglia, ad esempio, sono 286 litri per abitante immessi in rete, mentre in Valle d’Aosta ne occorrono 559.
Nel 2015 è andato disperso il 41,4% dell’acqua potabile, pari a 3,4 miliardi di metri cubi, in significativo peggioramento rispetto al 2012 quando le perdite idriche totali erano pari al 37,4%.
Le perdite reali, al netto degli errori di misurazione e dei consumi non autorizzati, sono pari al 38,3%, pari a 3,2 miliardi di metri cubi che, stimando un consumo medio di 80 m3 annui per abitante, soddisferebbe le esigenze idriche per un anno di circa 40 milioni persone.