«Introspezioni»: negli IPM i ragazzi sognano famiglia, lavoro e futuro
Giovani 22 Maggio 2026, di Danilo Grossi
La prima ricerca nazionale condotta in tutti e 18 gli Istituti penali minorili italiani restituisce un’immagine inattesa dei giovani detenuti: valori forti, desideri di normalità, voglia di riscatto. Un’opportunità strategica per i Comuni impegnati nelle politiche di inclusione e reinserimento sociale.
373 Questionari raccolti in 18 IPM su 18 (67% di adesione)
92% Indica la famiglia come primo valore
60% Vuole “fare qualcosa di importante per il proprio futuro”
Una ricerca senza precedenti negli istituti penali minorili
Il 92% mette la famiglia al primo posto. Il 66% cita la libertà. Il 48% si descrive “calmo”. Sono i dati più sorprendenti emersi da «Introspezioni», la prima ricerca sistematica mai condotta su scala nazionale all’interno degli Istituti penali minorili italiani. Presentata alla Camera dei Deputati alla presenza del Ministro della Giustizia Carlo Nordio, la ricerca è stata promossa dal Ministero della Giustizia insieme alle Fondazioni Lottomatica e Francesca Rava – NPH Italia ets, e curata dall’ istituto di ricerca SWG e dalla società Cuntura.
Dal 9 dicembre 2025 al 20 gennaio 2026, in 43 giorni di ascolto distribuiti nei 18 IPM italiani, sono stati raccolti 373 questionari validi. Il tasso di partecipazione – il 67% dei ragazzi presenti – ha sorpreso gli stessi ricercatori di SWG, solitamente abituati a percentuali molto più basse. Tra i partecipanti, il 35% di nazionalità straniera e il 49% minorenni.
«Il giorno in cui sono arrivati i questionari e li abbiamo aperti, qualcuno si è commosso. Una grande emozione che si è tradotta in un lavoro unico.» — Adrio Maria De Carolis, Presidente SWG
I valori dei giovani detenuti: famiglia, libertà, lealtà
I dati sfidano apertamente gli stereotipi. Alessandro Scalcon, senior researcher di SWG, ha illustrato una scala valoriale in cui domina la famiglia – “vissuta come lo spazio sicuro di riappropriazione della libertà, la famiglia che rieduca alla normalità”. Al secondo posto la libertà (66%), seguita da lealtà (47%) e amore (46%). Furbizia, potere e ambizione – ciò che sarebbe forse lecito attendersi – “non guidano lo stare al mondo di questi ragazzi”, come si legge nella ricerca.
Il 48% dei giovani si descrive “calmo”, solo il 17% dichiara rabbia. Parlano di perdono, rispetto, promesse da mantenere. Si scoprono appassionati e con il desiderio di impegnarsi. Parlano di amicizia intesa come lealtà e sincerità: “monete di scambio relazionale, per essere forti, non potenti”.
La scala valoriale dei giovani negli IPM («Introspezioni», 2025-2026)
Valore
Citato da
Nota interpretativa
Famiglia
92%
Spazio sicuro di riappropriazione della libertà
Libertà
66%
Valore centrale, non scontato per chi l’ha persa
Lealtà
47%
Moneta di scambio relazionale, essere forti
Amore
46%
Relazioni autentiche come progetto di vita
Calma (autodescr.)
48%
Solo il 17% si descrive arrabbiato
Fonte: Ricerca #Introspezioni, SWG – Cuntura per Ministero della Giustizia, Fondazione Lottomatica e Fondazione Francesca Rava – NPH Italia, 2025-2026
Sogni e aspirazioni: identici a quelli di ogni adolescente
La novità nella novità, come l’hanno definita i ricercatori, è la sostanziale analogia tra i sogni di questi ragazzi e quelli dei coetanei che il cancello di un IPM non l’hanno mai varcato. Aspirano a completare gli studi, trovare lavoro, formare una famiglia. Sono coraggiosi, socievoli, un po’ diffidenti ma protettivi: il 51% ritiene giusto proteggere un amico.
Alla domanda “Cosa ti spinge a dare il massimo?”, il 60% risponde “fare qualcosa di importante per il mio futuro”, il 47% “sentire che sto imparando qualcosa di nuovo”, il 29% “sentire che ciò che faccio serve a qualcuno”. Altrettanto significativo è il dato sulla propensione altruistica: alla domanda “Vorresti impegnarti per fare qualcosa per gli altri?”, il 60% risponde “vorrei aiutare chi ha fatto i miei stessi errori”, il 56% “le persone povere o senza casa”, il 46% “gli anziani”. Tra le condizioni umane da aiutare, i ragazzi evocano anche la solitudine, i disagi mentali e le dipendenze.
«Un essere umano, tanto più una ragazza o un ragazzo, non è mai incapsulabile nel reato che ha commesso. Il primario compito degli operatori è capire, cercare l’umano che è nell’uomo, focalizzare la persona, cogliendone sogni, progetti, affetti, speranze.» — Antonio Sangermano, Capo del Dipartimento della Giustizia minorile e di comunità
Il ruolo dei Comuni nelle politiche di reinserimento minorile
Per le amministrazioni comunali, questa ricerca ha un valore operativo preciso. I Comuni sono l’interlocutore principale nel momento in cui un giovane lascia l’IPM e torna nel territorio. La rete dei servizi sociali locali, i centri per l’impiego, le associazioni sportive, i soggetti del terzo settore costituiscono il tessuto concreto in cui le aspirazioni di questi ragazzi – studio, lavoro, famiglia, utilità sociale – trovano o non trovano risposta.
Sport e lavoro come strumenti di recupero. Il Ministro Nordio ha esplicitamente auspicato che lo studio sia prodromico a una sua estensione verso altre forme di devianza e ha ribadito che “il lavoro e lo sport sono i due elementi fondamentali per il recupero psicofisico”. Palestre comunali, impianti sportivi di quartiere, tirocini in aziende locali, cooperative sociali: gli enti locali sono i soggetti più prossimi alla realizzazione concreta di questi percorsi.
La dimensione comunitaria dell’accoglienza. Il 60% dei ragazzi vuole aiutare chi ha fatto i propri stessi errori. Il 56% vuole sostenere le persone in povertà. Questi giovani non chiedono solo di essere accolti: chiedono di poter contribuire. I Comuni che sanno leggere questa disponibilità possono trasformarla in servizio civile, volontariato strutturato, attività di prossimità nei quartieri.
Ascolto come metodo. La Fondazione Francesca Rava ha ricordato anni di impegno con il progetto “Palla al centro” e ha definito la ricerca “uno strumento prezioso perché restituisce uno sguardo autentico sui giovani, troppo spesso raccontati attraverso stereotipi”. Il principio dell’ascolto – “ask the boy” – vale anche per i servizi sociali comunali: comprendere i bisogni è il punto di partenza per costruire percorsi autenticamente riabilitativi.
COSA PUO’ FARE IL COMUNE – Indicazioni operative per i responsabili dei Servizi Sociali ☑ Rafforzare i protocolli di presa in carico con gli IPM del territorio per la preparazione al fine-pena ☑ Attivare o potenziare tirocini e borse lavoro rivolti a giovani in uscita da percorsi penali minorili ☑ Rendere accessibili gli impianti sportivi comunali nell’ambito di programmi di reinserimento ☑ Coinvolgere le organizzazioni del Terzo Settore nella co-progettazione di percorsi post-IPM ☑ Valorizzare la disponibilità altruistica emersa dalla ricerca attivando esperienze di servizio civile o volontariato strutturato
Una narrazione nuova, una responsabilità collettiva
Domenico Petrolo, direttore di Cuntura, ha descritto «Introspezioni» come un progetto che ha permesso ai ragazzi degli IPM di “essere visti, di essere riconosciuti” e ha auspicato che l’ascolto si traduca in “uno strumento utile non solo di analisi, ma anche di consapevolezza e responsabilità collettiva”.
La ricerca apre una finestra di opportunità. Questi ragazzi non sono irrecuperabili, non sono alieni ai valori della comunità. Chiedono famiglia, libertà, riscatto attraverso il lavoro, la possibilità di essere utili. Spetta anche alle istituzioni più prossime ai cittadini – i Comuni – far sì che questo non resti solo un desiderio.
Fonte: Ricerca #Introspezioni. Istituti penali minorili: desideri e valori dei ragazzi. Promossa dal Ministero della Giustizia, Fondazione Lottomatica e Fondazione Francesca Rava – NPH Italia ets. Curata da SWG e Cuntura. Presentata alla Camera dei Deputati, 2026.