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Dal censimento decennale ai censimenti permanenti

Con la tornata censuaria del 2010-2011 si è chiusa una lunga fase della storia della statistica pubblica caratterizzata da rilevazioni generali con cadenza decennale
giornale dei comuni

Con la tornata censuaria del 2010-2011 si è chiusa una lunga fase della storia della statistica pubblica caratterizzata da rilevazioni generali con cadenza decennale. A tale riguardo si sono appena tenute in Campidoglio, due giornate di formazione rivolte ai responsabili degli uffici comunali in vista dell’avvio, a ottobre, del censimento permanente della popolazione e delle abitazioni, quadriennio 2018-2021, che coinvolgerà per l’anno in corso 56 Comuni della provincia di Roma, tra i quali la stessa capitale. L’iniziativa è stata realizzata dall’Istituto nazionale di statistica con il patrocinio della prefettura romana.

La strategia dei censimenti permanenti, che sarà tra i temi affrontati durante la XIII Conferenza nazionale di statistica in programma dal 4 al 6 luglio, comprende, come spiega l’Istat, tutte le aree tematiche: popolazione e abitazioni (cadenza annuale), imprese, istituzioni non profit e istituzioni pubbliche (in corso la rilevazione per il 2018) e agricoltura (a partire dal 2021).

A differenza dei censimenti decennali quelli permanenti non coinvolgono tutti i cittadini, le imprese e le istituzioni, ma di volta in volta campioni delle diverse rappresentanze, restituendo dati riferibili al campo di osservazione complessivo anche grazie all’integrazione con fonti amministrative. L’obiettivo è quello aumentare la quantità e la qualità dell’offerta informativa sulle caratteristiche della popolazione e sulla tipologia delle abitazioni a livello nazionale, provinciale e locale, determinando la popolazione legale di ogni comune. Il nuovo approccio all’informazione statistica, fornendo la base per analisi sulle caratteristiche dei territori, favorirà anche lo sviluppo di politiche “data driven”, cioè guidate dai dati, nonchè la creazione di reti e di processi di innovazione.

Una buona governance, infatti, deve avere la capacità di prendere decisioni sulla base dell’esatta conoscenza di quello che avviene nel territorio di riferimento. Quello che viene chiamato data driven decision o anche data driven economy è un processo in grado di trasformare i dati grezzi in informazioni, in reale conoscenza. Un profondo cambiamento rispetto alle rilevazioni del passato che rende disponibili a cittadini, decisori pubblici ed esperti di settore, un’informazione puntuale sui fenomeni che caratterizzano l’evoluzione della nostra società.

 

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