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Con il Salone del Gusto Torino diventa la capitale del buon cibo

Slow Food: i contadini sono la più grande multinazionale del cibo
giornale dei comuni

Torino e il gusto: un binomio indissolubile. Chi va al Salone del Gusto dovrebbe ricordare che qui Domenico Carpano inventò il Vermouth (c’è una lapide che lo ricorda quasi accanto alla splendida Armeria Reale) e Oscar Farinetti la sua Eataly. Torino è anche, in Italia, la capitale del cioccolato e del bicerin da sorseggiare in uno dei tanti caffè storici dove si è fatto il Risorgimento. Qui è nato il tramezzino e i grissini sono un altro dei suoi must. Se si riesce a mantenere uno sguardo da adolescente sarà difficile non trovare qualcosa di magico in questa città, che peraltro anche nel campo della magia sa il fatto suo.

Immancabili anche quest’anno gli appuntamenti di Terra Madre, il progetto nato da Slow Food che riunisce tutte le comunità agricole e alimentari del mondo, si occupa di filiera, sostenibilità, biodiversità, equità tra le diverse regioni del mondo. Fino alla scorsa edizione un ramo separato del Salone del Gusto (anche perché aveva sede all’Oval appenna fuori dal Lingoto), oggi sempre più il cuore dell’evento, che riunisce, sotto la propria egida, una serie di incontri, tutti ubicati nel Parco del Valentino e lungo Po.

Settemila delegati da 143 paesi e oltre 900 espositori. E’ Terra Madre Salone del Gusto, l’evento internazionale dedicato alla cultura del cibo, organizzato da Slow Food dal 22 al 26 settembre a Torino.

Per la sua ventesima edizione il Salone ha deciso di abbandonare il polo fieristico del Lingotto per snodarsi al Parco del Valentino e nelle piazze e nelle vie centrali del capoluogo piemontese, in una formula per la prima volta completamente gratuita.

Obiettivo dichiarato raddoppiare i visitatori e raggiungere la cifra di 500mila presenze, tra cui diffondere il verbo del cibo “buono, pulito e giusto”, lo slogan di Slow Food, nata in Piemonte 30 anni fa.

A spiegare la scelta di far uscire allo scoperto il Salone del Gusto, è Daniele Buttignol, segretario generale di Slow Food, che ha presentato la manifestazione al Castello del Valentino.

“Abbiamo voluto abbattere i muri in un momento storico in cui qualcuno pensa ancora nel mondo che costruire dei muri possa avere senso. Noi riteniamo l’esatto opposto, vanno abbattuti i muri fisici e psicologici, che nel nostro caso erano rappresentati dal costo di un biglietto per entrare al Salone. Vogliamo dare a tutti coloro che vogliono esserci e condividere l’amore per la terra la possibilità di poterlo fare” ha detto Buttignol.

E proprio “Voler bene alla terra” è il fil rouge della manifestazione. “La prima causa di rovina della terra, che è la nostra madre, è l’uomo. Pensiamo sia venuto il tempo di dedicarle attenzione e di prendersi impegni comuni per difenderla e approfondirne la conoscenza” ha spiegato Buttignol.

Da domani Torino si trsformerà “un parterre unico di produttori, intendo proprio coloro che lavorano la terra. Questa conoscenza è il più grande valor che il Salone si porta dietro” ci ha tenuto a sottolineare il segretario generale di Slow Food, che in 30 anni si è diffusa capillarmente in tutto il mondo.

“La piccola agricoltura, le famiglie che coltivano la terra, nel mondo rapprendano l’80% degli addetti del settore agricolo. Uniti possiamo essere la più grande multinazionale del cibo e fare la differenza” ha concluso.

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