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Ambiente, shopper illegali: al Sud fino al 60% non sono bio

Messi al bando con dalla legge, le shopper di plastica usa e getta non riescono a lasciare definitivamente il mercato
giornale dei comuni

Dovrebbero essere tutte in materiale biodegradabile, come prevede la legge, ma soprattutto nel sud Italia, le shopper non conformi raggiungono punte del 60%. Solo in Calabria e Sicilia, una recente operazione della Guardia di Finanza ha portato al sequestro di oltre 200mila shopper non in regola e più di 2mila chili di materia per la produzione dei sacchetti con multe fino a 1 milione e 800 mila euro.
Nel nord Italia, spiega Massimo Centemero, direttore del Cic, Consorzio italiano compostatori, “la situazione è migliore perché lo shopper ha origine dalla grande distribuzione che fa molto riferimento a shopper bio per l’asporto merci. Nel centro sud Italia, invece, c’è una minor presenza della grande distribuzione e lì il dato è molto allarmante”.

La legge c’è ma è chiaro che spesso non viene applicata. Per questo la Guardia di Finanza, su impulso del ministero dell’Ambiente, si impegna a intensificare i controlli a tutela dell’ecosistema, dei consumatori e del settore industriale della chimica verde.

L’Italia, afferma Stefano Ciafani, direttore generale di Legambiente, “è un paese che ha bisogno di far ripartire i poli chimici che sono in stato comatoso in giro per l’Italia. Questi poli chimici ripartiranno solo se si fa una nuova chimica, ossia la chimica verde quella che fa anche le bioplastiche, altrimenti rischiamo di far perdere un treno per far ripartire queste aree industriali che altrimenti rischieranno solo la desertificazione”.

I danni maggiori sono quelli all’ecosistema marino. Ma il problema, come abbiamo visto, è anche economico, le aziende che producono sacchetti biodegradabili hanno fatto grossi investimenti per convertire i loro prodotti e ora si vedono rosicchiare fette di mercato da chi non rispetta le regole.

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