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Latina contro il caporalato: il Comune sperimenta un modello nazionale di inclusione lavorativa

160.000 euro per programmi individuali di assistenza e avviamento al lavoro per le vittime dello sfruttamento. Il progetto ANCI, attivo fino al 2027, mette in rete SAI, sindacati e servizi sociali.
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160.000 € Finanziamento ANCI per il Comune di Latina31/12/2027 Scadenza progetto programmi individuali10 Città selezionate su base nazionale

Un progetto sperimentale contro lo sfruttamento

Il Comune di Latina ha confermato la propria adesione alla sperimentazione nazionale promossa da ANCI per il contrasto al caporalato e l’inserimento lavorativo delle vittime di sfruttamento. Con una delibera di Giunta del 28 maggio 2026, l’amministrazione Celentano ha rinnovato il mandato al nuovo assessore al Welfare, Maurizio Galardo, per la sottoscrizione della convenzione con ANCI e la Fondazione Cittalia.

L’iniziativa si inserisce in un programma più ampio del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, che ha selezionato dieci città italiane con la maggiore incidenza del fenomeno migratorio — misurata sul numero di permessi di soggiorno rilasciati dalle Questure — per sviluppare un modello replicabile a livello nazionale.

«Mentre è in corso il processo per la morte di Satnam Singh, diventato simbolo estremo di sfruttamento, ci stiamo adoperando in collaborazione con ANCI per dare una risposta concreta ai bisogni del territorio.» — Matilde Celentano, Sindaca di Latina

Come funziona il modello di assistenza

Il cuore dell’intervento è il Percorso di Assistenza Individuale (PAI): per ogni beneficiario viene redatto un piano personalizzato che combina formazione linguistica, riqualificazione professionale e avviamento al lavoro. Il primo passo è l’apprendimento intensivo della lingua italiana, condizione essenziale per accedere poi a percorsi formativi mirati e a opportunità occupazionali concrete — tirocini e apprendistato inclusi.

Un’équipe multidisciplinare coordinerà il lavoro: esperti legali, assistenti sociali, educatori professionali, operatori sociali e un tutor per la formazione. La regia è affidata al Capo Servizio Politiche Sociali del Comune, con vent’anni di esperienza nel settore dell’immigrazione. Ove necessario, potranno essere coinvolti i mediatori linguistici già attivi nei progetti SAI e LGNET, senza costi aggiuntivi.

I servizi attivabili

Il progetto prevede un ventaglio di interventi a supporto dell’autonomia dei beneficiari, articolati su più assi:

AbitareStrutture abitative protette, supporto per soluzioni autonome, contributi alloggio e arredi.
SaluteAssistenza sociosanitaria, psicologica e facilitazione nell’accesso ai servizi del territorio.
Orientamento legaleSupporto specialistico su sfruttamento del lavoro, normativa sull’immigrazione e diritto del lavoro.
Mediazione culturaleFacilitazione linguistica per l’accesso ai servizi sociali, sanitari e di inclusione socio-economica.
Sostegno economicoPiccoli contributi per beni di prima necessità e supporto nelle pratiche burocratiche.
Formazione & lavoroTirocini, apprendistato, bilancio delle competenze e tutoraggio nei percorsi di riqualificazione.

Il radicamento territoriale: la rete già attiva

La candidatura di Latina non è nata dal nulla. Il Comune può già contare su una rete strutturata che include la Questura e la Prefettura di Latina, coinvolte nei protocolli SAI e LGNET. Determinante è anche la collaborazione con le organizzazioni sindacali locali, da anni impegnate a supportare i lavoratori immigrati nel settore agricolo. Proprio attraverso questa rete, in passato è stato possibile intercettare e sostenere lavoratori indiani nella fase di denuncia dello sfruttamento.

Gli sportelli itineranti presenti nei borghi comunali completano il quadro: portano i servizi direttamente nei luoghi in cui le persone vivono e lavorano, facilitando colloqui sul posto e campagne informative capillari. Il servizio potrà essere affidato in co-progettazione a cooperative e associazioni già operative nel mondo dell’immigrazione.

Il modello di Latina punta su un elemento spesso sottovalutato: la presenza sul territorio. Gli sportelli itineranti nei borghi rurali sono la differenza tra un progetto che raggiunge le vittime e uno che aspetta che siano le vittime a trovarlo.

Il contesto: perché Latina è stata scelta

Latina rientra fra le dieci città selezionate dal Ministero del Lavoro per l’alta incidenza del fenomeno migratorio, misurata sul numero di permessi di soggiorno rilasciati dalla Questura. L’area pontina è storicamente caratterizzata da una forte presenza di lavoratori migranti nel settore agricolo, con dinamiche di sfruttamento documentate da anni dalle forze dell’ordine e dal sindacato.

La tragica vicenda di Satnam Singh — lavoratore indiano morto nel giugno 2023 nelle campagne agrine dopo essere stato abbandonato dal suo datore di lavoro nonostante le gravi ferite riportate — ha reso questo territorio tristemente noto a livello nazionale, portando alla ribalta un sistema di sfruttamento che coinvolge migliaia di persone. Il Comune di Latina è parte civile nel processo tuttora in corso.

COSA FARE COME COMUNE
► Verificare i requisiti per aderire alla sperimentazione ANCI sui territori con alta incidenza migratoria agricola
► Mappare la rete locale (SAI, sindacati, Prefettura, cooperative) per costruire un’infrastruttura di accoglienza multidisciplinare
► Attivare sportelli itineranti nei borghi rurali per portare i servizi direttamente nelle aree di sfruttamento
► Prevedere percorsi di alfabetizzazione in italiano come prerequisito per qualsiasi programma di inserimento lavorativo
► Considerare la co-progettazione con cooperative e associazioni esperte nel settore come leva di sostenibilità
► Monitorare i fondi PNRR e ministeriali dedicati all’inclusione dei lavoratori vulnerabili in agricoltura

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