Dal 7 giugno entrerà in vigore il decreto legislativo n. 96 del 7 maggio 2026 che recepisce la direttiva europea sulla parità di retribuzione tra uomini e donne, introducendo nuove misure per contrastare il divario salariale e rafforzare la trasparenza nei luoghi di lavoro.
La norma si applica ai datori di lavoro pubblici e privati e ai rapporti di lavoro subordinato, sia a tempo determinato sia indeterminato, compresi i dirigenti, con l’esclusione del lavoro domestico e intermittente. L’obiettivo è garantire una retribuzione uguale per lo stesso lavoro o per mansioni di pari valore, sulla base di criteri oggettivi e neutrali rispetto al genere.
Tra le principali novità, i datori di lavoro dovranno indicare già negli annunci o nei bandi di assunzione la retribuzione iniziale o la relativa fascia salariale prevista per il posto. Viene inoltre vietato chiedere ai candidati informazioni sugli stipendi percepiti nei precedenti rapporti di lavoro, anche indirettamente tramite soggetti incaricati della selezione.
Il decreto introduce anche nuovi obblighi di trasparenza interna. I lavoratori potranno richiedere informazioni scritte sui livelli retributivi medi, distinti per genere, relativi a chi svolge lo stesso lavoro o mansioni di pari valore. Le aziende dovranno inoltre rendere accessibili i criteri utilizzati per determinare salari e progressioni economiche.
Per le imprese con almeno 100 dipendenti scatteranno specifici obblighi di monitoraggio sul divario retributivo di genere. I dati dovranno essere comunicati periodicamente e, in presenza di differenze salariali non giustificate pari almeno al 5%, sarà prevista una valutazione congiunta con i rappresentanti dei lavoratori per individuare eventuali discriminazioni e adottare misure correttive.
Il provvedimento istituisce infine un organismo di monitoraggio presso il Ministero del Lavoro, incaricato di raccogliere dati, promuovere la parità salariale e verificare l’applicazione delle nuove regole.
Il testo del provvedimento pubblicato in Gazzetta Ufficiale