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Un italiano su quattro la considera potentissima

L'indagine è stata condotta dal massmediologo Klaus Davi su un campione di 800 ascoltatori di età fra i 18 e i 65 anni,
giornale dei comuni

La Ndrangheta – l’organizzazione criminale più forte del mondo (lo dicono gli esperti del settore) – è considerata da un italiano su quattro un ‘potere assoluto’ nel nostro Paese . Ma, nonostante la percezione di questo sinistro dominio, l’impegno dello Stato (magistrati, polizia, carabinieri, guardia di finanza) viene giudicato “efficace” da tre italiani su cinque . A mancare è la volontà “politica” di sconfiggerla, almeno per quasi metà degli intervistati, per i quali la Ndrangheta è ormai  “parte” delle istituzioni e non una mera anomalia deviante. Questi dati  verranno resi noti dal massmediologo Klaus Davi, prossimamente. L’indagine è stata effettuata su un campione di 800 ascoltatori , di età fra i 18 e i 65 anni, sul tema Ndrangheta.

Al campione è stato chiesto di dare un giudizio (con risposte aperte) sul potere della ‘ndrangheta in Italia. Il 23% lo giudica “assoluto” con pochissime differenze tra Nord e Sud seguito da un 26% che ritiene sia “ molto potente”,  mentre il 25 % lo considera “in grado di condizionare la politica non solo calabrese, ma anche nazionale” . Solo un interpellato su sei ha la percezione che l’influenza dell’organizzazione criminosa sia diminuita rispetto agli anni passati. Non mancano coloro (5%) che reputano sopravvalutato la capacità tentacolare della ‘Ndrangheta di imporre il proprio volere.

Agli spettatori è anche stato chiesto quali brand della mafia calabrese sono più conosciuti o dei quali hanno sentito parlare almeno una volta, quantomeno collegati a un episodio di cronaca . La cosca più nota si conferma quella dei reggini De Stefano conosciuta dal 23 pc degli interpellati; al secondo posto si piazzano i Piromalli di Gioia Tauro con il 19 %. Il 18% dichiara di aver sentito parlare della cosca Morabito (fortissima anche nel Nord Italia) ; cosi come anche dei Pelle piazzati quarti, che vantano il 17% di awarness criminale, trainati dalla famigerata faida di San Luca culminata con la strage di Duisburg. Stesso discorso per i Nirta Strangio con il 16 per cento di notorietà. Staccati i Bellocco con un indice di notorietà del 1%. Cosi come anche i Pesce di Rosarno (collegati alla vicenda di Maria Grazia Cacciola) conosciuti da nove italiani su cento. In classifica figurano anche i Cordi (7%); gli Abruzzese (collegati al delitto del piccolo Coco) con il 5%. Vantano una limitata notorietà anche i ‘milanesi’ Barbaro Papalia , conosciuti da 4 italiani su cento. Conosciuto solo a livello regionale invece il Clan emiliano Grande Aracri.

Franco Mirabelli, senatore del Pd e membro della Commissione Anti mafia ha commentato: “Forse non c’è la percezione della pericolosità della Ndrangheta al nord e del suo massiccio insediamento nell’economia reale. Penso che sia meno percepito il modo in cui la Ndrangheta opera. La tensione dell’opinione pubblica di fronte alla scelta che la criminalità organizzata di ridurre al minimo le scelte militari ha fatto sì che non ci sia la percezione della pericolosità che comunque la Ndrangheta mantiene. I miliardi che derivano dai traffico di stupefacenti e dalle altre attività illegali costituiscono un problema per la nostra democrazia. Su questo il movimento anti mafia deve fare di più”.

 

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