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Pil e conti pubblici: l’Italia torna a crescere, ma la pressione fiscale tocca quota 43,1%

Il Pil sale dello 0,5% trainato da investimenti e costruzioni. Migliora il deficit al 3,1%, ma la pressione fiscale cresce ancora
giornale dei comuni

Il 2025 si chiude con il segno più per l’economia italiana. Le stime Istat confermano una ripresa del Prodotto interno lordo in volume dello 0,5%, spinta da una solida domanda interna e dalla vivacità del settore costruzioni. Parallelamente, prosegue il percorso di rientro dei conti pubblici con un deficit che scende al 3,1%, segnando un netto miglioramento rispetto al 3,4% dell’anno precedente.

Il quadro macroeconomico mostra un sistema in fase di consolidamento. A sostenere la crescita sono stati soprattutto gli investimenti fissi lordi, balzati in volume del 3,5%, e i consumi finali nazionali, in aumento dello 0,9%. L’espansione produttiva ha generato riflessi positivi anche sul mercato del lavoro, con un incremento delle unità di lavoro (+1,3%) e dei redditi dipendenti (+3,8%).

Tuttavia, il miglioramento dei saldi di finanza pubblica presenta un rovescio della medaglia: la pressione fiscale sale al 43,1% contro il 42,4% del 2024. Questo incremento, superiore alla crescita nominale del Pil, riflette un aumento delle entrate complessive che, pur rafforzando le casse dello Stato, pone interrogativi sulla tenuta della capacità di spesa dei contribuenti.

il ruolo dei territori e il volano del PNRR

L’analisi delle dinamiche finanziarie evidenzia una spinta significativa proveniente dal settore pubblico allargato, dove il PNRR gioca un ruolo da protagonista. Gli investimenti in conto capitale sono stati sostenuti da una crescita del 24,7% dei contributi agli investimenti, dando ossigeno agli enti territoriali.

Per comuni e regioni, la sfida si gioca tutta sull’equilibrio tra entrate e uscite correnti. Se da un lato l’aumento dei consumi intermedi (+3,6%) e del costo del lavoro ha appesantito la gestione operativa, dall’altro la vitalità del comparto costruzioni (+2,4%) conferma l’efficacia dei cantieri aperti sul territorio. Il saldo primario, attestatosi a +0,7%, sintetizza un percorso complesso: far quadrare i bilanci garantendo, al contempo, l’erogazione di servizi essenziali in un contesto di pressione fiscale elevata.

I dati completi nella nota Istat

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