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La legge tedesca sulla cogestione è compatibile con il diritto dell’Unione europea?

Con la sentenza 18 luglio 2017 la Corte di Giustizia europea ha stabilito che la cogestione dei salariati è compatibile
giornale dei comuni

Il termine “capitalismo renano” sta a indicare un modello economico e sociale contrapposto a quelli liberisti di matrice anglosassone o a quelli gerachico-comunitari del capitalismo asiatico. Non a caso c’è chi – come Angelo Bolaffi – sostiene che “la cultura che ha fatto della Germania l’unica alternativa non spietata ai modelli cinese e americano, è fondata sulla valorizzazione dei sindacati, su misure concordi contro le delocalizzazioni, su alti salari” ecc.: un modello di capitalismo basato su un sistema corporatista di relazioni sindacali che opera mediante strutture consensuali nel contesto di uno Stato di diritto democratico, il cui obiettivo è quello di garantire la difesa del miglior funzionamento possibile del libero mercato ma anche – grazie ai meccanismi di un solido sistema di welfare – l’accesso del maggior numero possibile di cittadini al godimento della ricchezza prodotta (è l’idea del “benessere per tutti” promossa da Ludwith Erhard, padre del miracolo economico tedesco).

Di recente – mentre la questione della rappresentanza dei lavoratori nei Consigli di amministrazione delle imprese tornava nell’Agenda politica (con l’introduzione della questione in Francia attraverso il governo del Presidente Hollande e con l’impegno della nuova Prima ministra britannica di includere una rappresentanza dei lavoratori nei Consigli di amministrazione del RU) – alla Corte di giustizia europea è stato presentato un ricorso contro la rappresentanza dei salariati nei Consigli di vigilanza: sostenendo che la legge tedesca è discriminatoria per le filiali di aziende tedesche in Europa, e quindi incompatibile con il diritto europeo.

In effetti, Konrad Erzberger – azionista della TUI AG – ha contestato dinanzi alle giurisdizioni tedesche la composizione del Consiglio di vigilanza, che ha la missione di sorvegliare il Consiglio di amministrazione che gestisce questa società.  Il Kammergericht (tribunale regionale superiore di Berlino) ha quindi deciso di interrogare la Corte di giustizia sulla compatibilità della legge tedesca sulla cogestione (dei salariati) con il diritto dell’Unione.  Si può affermare che  c’è stato un tentativo di far dichiarare illegale il sistema tedesco di rappresentanza dei lavoratori nei Consigli di amministrazione?

“Sono molto preoccupato per il fatto che il sistema tedesco di rappresentanza dei lavoratori nei Consigli di amministrazione delle società sia contestato davanti alla Corte di giustizia europea –  dichiarava il Segretario generale aggiunto della CES (Confederazione europea dei sindacati) Peter Scherrer  –   I diritti dei lavoratori non sono sempre stati pienamente rispettati dalla Corte di giustizia europea in sue recenti sentenze. Abbiamo un pessimo ricordo dei casi Laval et Viking e non abbiamo bisogno di un altro contrattempo. Invece di tentare di abolire il sistema tedesco, l’UE dovrebbe dibattere su come introdurre una rappresentanza dei lavoratori nei Consigli di amministrazione ovunque in Europa”.

L’esclusione dei salariati di un gruppo, impiegati fuori dalla Germania, dal diritto di voto e del diritto di candidarsi alle elezioni dei rappresentanti dei salariati al Consiglio di vigilanza della società madre tedesca non è contraria alla libera circolazione dei lavoratori. La legge tedesca sulla cogestione dei salariati è compatibile con il diritto dell’Unione europea. Questo è – ora –  il succo della Sentenza del 18 luglio 2017 – della Corte di Giustizia europea  sul caso C-566/15 Konrad Erzberger / TUI AG.   Inoltre la sentenza sottolinea anche il fatto che la rappresentanza dei salariati nei Consigli di vigilanza delle imprese ”non è stato oggetto di una armonizzazione né di un coordinamento a livello di Unione”.

Da parte sua, la Confederazione europea dei sindacati (CES) ha già chiesto un Quadro europeo per la rappresentanza dei lavoratori nei Consigli di amministrazione e ritiene che questa sentenza della Corte di giustizia europea deve incitare la Commissione europea a definire regole europee in merito e ad aggiornare le regole in materia d’informazione e consultazione dei lavoratori. “Ogni nuova proposta relativa al diritto societario – sottolinea Peter Scherrer – dovrà essere ben equilibrata e tenere conto dei diritti di partecipazione dei lavoratori e, in particolare, quello della loro rappresentanza nei Consigli di amministrazione, il che non è stato nelle proposte del passato. L’assenza di azione della Commissione in questo campo è chiaramente sottolineato dalla sentenza della Corte”.

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