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ISTAT: sanità tra eccellenze e disuguaglianze, cresce la spesa delle famiglie e mancano medici e infermieri

L’audizione dell’Istat alla Camera fotografa un sistema sanitario diviso: l’aspettativa di vita resta alta, ma pesano i tagli ai posti letto, l’invecchiamento del personale e il divario strutturale tra Nord e Sud
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L’Italia si conferma uno dei Paesi più longevi al mondo, ma curarsi sta diventando sempre più difficile e costoso. Lo dimostrano i dati presentati il 7 luglio 2026 da Nicoletta Pannuzi, direttrice delle statistiche sociali dell’Istat, durante un’audizione alla Commissione Affari Sociali della Camera. L’indagine offre un quadro della spesa sanitaria, la carenza di personale e i divari regionali che minacciano l’equità delle cure sul territorio nazionale.

I conti della sanità: le famiglie pagano di più

Nel 2025 la spesa sanitaria in Italia ha raggiunto i 190 mld. di euro, incidendo per l’8% sul Pil. Lo Stato copre la parte maggiore con 140 mld. (74% del totale), ma la quota che le famiglie pagano di tasca propria è salita a 42 mld. di euro, pari al 22% della spesa complessiva. In media, ogni cittadino spende 3.225 euro all’anno per la salute: 2.388 euro arrivano dalle casse pubbliche, mentre 719 euro escono direttamente dai portafogli dei singoli nuclei familiari per pagare farmaci, visite specialistiche e cure ambulatoriali.

Posti letto dimezzati e personale medico in fuga

Le riforme e i piani di rientro degli ultimi 30 anni hanno ridotto drasticamente la capacità degli ospedali. Dal 1996 al 2023 i posti letto ordinari si sono dimezzati, passando da 358 mila a 176 mila. Oggi l’Italia registra una media di 3 posti letto ogni 1000 abitanti, un valore inferiore agli standard minimi previsti dalla legge (4 per mille).

Al taglio strutturale si aggiunge una emergenza anagrafica del personale. I medici di medicina generale sono diminuiti del 17% in 10 anni, aumentando il carico di lavoro per chi resta: oltre il 54% dei medici di base supera la soglia massima dei 1.500 assistiti. Lo scenario è critico se si guarda all’età dei professionisti: il 42,5% dei medici e il 10% degli infermieri attivi nella sanità ha già superato i 60 anni, con picchi che nel Mezzogiorno superano il 50%. I pensionamenti dei prossimi anni rischiano di non essere compensati dai nuovi ingressi.

L’Italia divisa: il divario tra Nord e Sud

I dati sulla salute riflettono le disuguaglianze geografiche del Paese. Nel 2025 l’aspettativa di vita alla nascita si attesta a 84 anni a livello nazionale, ma varia dagli 85 anni della Provincia autonoma di Trento agli 82 anni della Campania. Il divario diventa evidente se si analizzano gli anni vissuti in buona salute: un cittadino di Bolzano può sperare di vivere bene fino a 68 anni, mentre in Calabria la soglia crolla a 53 anni, 15 in meno.

Infine l’Istat rileva un disallineamento nella distribuzione delle risorse pubbliche: regioni come la Calabria e la Basilicata ricevono finanziamenti proporzionalmente inferiori rispetto alla media nazionale, nonostante registrino le quote più alte di popolazione colpita da più malattie croniche contemporaneamente.

Fonte: ISTAT

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