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ISTAT: contratti e salari, retribuzioni orarie in crescita del 3,3% a settembre 2025, ma rallenta la dinamica salariale

I dati del 3° trimestre mostrano un aumento delle retribuzioni orarie con un divario tra pubblico e privato. Per i lavoratori con contratto scaduto, il tempo medio di attesa per il rinnovo è di 28 mesi
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La crescita delle retribuzioni contrattuali in Italia continua, ma con segnali di rallentamento. I dati ISTAT di settembre 2025, evidenziano che la retribuzione oraria media nel periodo gennaio-settembre 2025 è aumentata del 3,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Tuttavia, l’indice delle retribuzioni contrattuali orarie, che a settembre segna un +2,6% su base annua, rivela dinamiche diverse tra i settori:

  • Pubblica Amministrazione: l’aumento è più marcato, raggiungendo il 3,3%. I settori in testa sono Ministeri (+7,2%), Militari-Difesa (+6,9%) e Vigili del Fuoco (+6,8%).
  • Industria: la crescita si attesta al 2,3%.
  • Servizi Privati: l’incremento è del 2,4%.

Questa differenza ha portato a un rallentamento complessivo della dinamica salariale nel trimestre, pur restando la crescita al di sopra dell’inflazione. L’indebolimento è dovuto a un freno nel settore industriale e una sostanziale stabilità nei servizi privati, a fronte di una lieve accelerazione nel comparto pubblico legata all’indennità di vacanza contrattuale.

Nonostante gli aumenti, la situazione dei rinnovi contrattuali resta complessa. Alla fine di settembre 2025, sono 29 i contratti in attesa di rinnovo, che coinvolgono 5,6 mln. di dipendenti, ovvero il 43% del totale.

Il dato più significativo riguarda i tempi di attesa: per i lavoratori con il contratto scaduto, il tempo medio è passato dai 18 mesi del settembre 2024 ai 28 mesi del settembre 2025.

Nel 3° trimestre 2025 sono stati recepiti 5 contratti (2 nell’industria, 1 nei servizi privati e 2 nella pubblica amministrazione), portando il totale dei contratti in vigore per la parte economica a 46, coprendo il 57% dei dipendenti (7,5 milioni di lavoratori).

Nonostante la dinamica nominale positiva, i dati ISTAT chiudono con una nota amara: le retribuzioni contrattuali a settembre 2025 restano inferiori dell’8,8% rispetto ai livelli di gennaio 2021.

Fonte: ISTAT

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