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Il datore può attribuire una qualifica superiore al lavoratore, lo dice la Cassazione

La Suprema Corte conferma che la qualifica può essere superiore alle mansioni effettivamente svolte se ciò avvantaggia il lavoratore e non viola norme imperative
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La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 18189 del 3 luglio 2025, ha chiarito un aspetto delicato del rapporto di lavoro subordinato. Secondo la Corte, il datore di lavoro può legittimamente attribuire a un lavoratore una qualifica superiore a quella corrispondente alle mansioni effettivamente svolte.

Il principio sancito dall’articolo 2103 del Codice Civile, secondo cui la qualifica deve corrispondere alle mansioni di assunzione, rimane una tutela per il lavoratore. Tuttavia, può essere derogato in favore del prestatore attraverso accordi tra le parti, purché risponda a un reale interesse e non abbia finalità elusive rispetto alle norme imperative.

La decisione conferma che l’autonomia negoziale tra datore e lavoratore può legittimamente incidere sulla qualificazione professionale, senza intaccare la protezione prevista dalla legge. La Corte richiama anche precedenti giurisprudenziali, ribadendo la coerenza della linea interpretativa consolidata.

Fonte: Rassegna massimario della Corte di Cassazione

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