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Il Comune di Gela adotta il baratto amministrativo per gli indigenti

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L’amministrazione comunale di Gela ritiene che siano 25 mila (tra disoccupati e cassintegrati) le persone prive di occupazione e senza reddito, dunque non in grado di pagare il mutuo, le bollette di acqua, luce e gas o tasse e tributi locali. Come Imu, Tasi e Tarsu. Al fine di fornire loro un sostegno concreto senza penalizzare le casse del Comune, il Sindaco Domenico Messinese e la sua Giunta hanno deliberato un provvedimento, denominato “baratto amministrativo”. Si tratta di una facoltà prevista dalla legge “Sblocca Italia” del 2014, che viene incontro ai cittadini in difficoltà economiche, offrendo loro la possibilità di saldare il debito in cambio di prestazioni lavorative volontarie di pubblica utilità come la manutenzione degli immobili comunali o la cura del verde pubblico. Finora soltanto alcuni piccoli centri – per primo Invorio, in provincia di Como, seguito da Trevi, Leggiuno, Tollo, Palma di Montechiaro – hanno fatto questa scelta. Ora anche grandi Comuni come Gela (77 mila abitanti) hanno deciso di adottare la delibera. “L’obiettivo – spiega il Sindaco Messinese – è quello di migliorare la vita dei nostri concittadini e di agevolare quanti, liberamente e autonomamente, sceglieranno di prestare la loro opera al servizio della collettività”. In una città come Gela, duramente colpita dalla crisi economica e, in particolare, dalla chiusura della Raffineria Eni, si prevede una fila lunghissima di contribuenti morosi, aspiranti collaboratori volontari. “Metteremo in bilancio una determinata somma che sarà divisa per il numero dei partecipanti aventi diritto – precisa il Sindaco – grazie alla quale questi cittadini in difficoltà potranno coprire anche parzialmente il debito tributario verso il Comune, che altrimenti non avrebbero mai pagato”. Tutto quindi dipende dalle risorse a disposizione della Giunta in questa specifica voce di spesa e dal regolamento che il Consiglio comunale dovrà approvare nei prossimi giorni. L’amministrazione comunale ha già predisposto una bozza che rispecchia i requisiti stabiliti dall’articolo 24 della legge 164/14: “Misure di agevolazione della partecipazione delle comunità locali in materia di tutela e di valorizzazione del territorio”. Dovranno essere indicati i punteggi da attribuire (caso per caso) ai soggetti richiedenti tenendo conto del loro reddito familiare (Isee), nuclei “monogenitoriali”, presenza di soggetti diversamente abili in famiglia, ecc., e stilare apposite graduatorie. Il Comune, inoltre, dovrà determinare il salario orario da conteggiare in compensazione per ogni ora lavorativa prestata come “baratto” con il contribuente moroso. La cifra da inserire nel bilancio comunale crescerà di anno in anno, secondo il numero delle richieste pervenute.

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