L’Europa cambia volto e accelera sul fronte dell’integrazione. Secondo gli ultimi dati rilasciati da Eurostat, nel 2024 sono 1,2 milioni le persone che hanno ottenuto la cittadinanza di un Paese membro dell’Unione Europea. Un incremento del +12% rispetto al 2023 (+122.700 persone) e un balzo del 55% se si guarda al decennio precedente, quando nel 2014 le naturalizzazioni si fermarono a 762.100.
I protagonisti del cambiamento: Siria, Marocco e Albania
La maggioranza dei nuovi cittadini (l’88%) proviene da Paesi extra-UE, per il 2° anno consecutivo, i siriani rappresentano il gruppo più numeroso con 110.100 nuove cittadinanze, seguiti dai marocchini (97.100) e dagli albanesi (48.000), solo l’11% dei beneficiari era già cittadino di un altro stato membro dell’Unione.
La “locomotiva” delle integrazioni
A livello geografico, 3 nazioni hanno gestito i 2/3 delle pratiche dell’Unione:
- Germania: 288.700 concessioni (25% del totale UE);
- Spagna: 252.500 (21%);
- Italia: 217.400 (19%).
Il dato italiano è rilevante per l’efficacia del processo rispetto alla popolazione straniera residente.
Il tasso di naturalizzazione: Svezia e Italia ai vertici
Il tasso di naturalizzazione, il rapporto tra le cittadinanze concesse e il numero di residenti stranieri, offre una prospettiva sull’apertura dei singoli Stati. Nel 2024, la Svezia si è confermata il paese più “accogliente” con un tasso del 7,5 ogni 100 residenti stranieri, l’Italia si posiziona al 2° posto con un tasso del 4,1, superando Spagna e Paesi Bassi (fermi al 3,9). All’estremo della classifica si trovano i Paesi dell’Est: in Lituania il tasso è dello 0,1, mentre Bulgaria ed Estonia non superano lo 0,3.
| Paese | Cittadinanze concesse (2024) | % sul totale UE |
| Germania | 288.700 | 24,5% |
| Spagna | 252.500 | 21% |
| Italia | 217.400 | 18,5% |
| Altri | 441.400 | 36% |
I dati pubblicati da Eurostat confermano un trend decennale di crescita costante, segno di una macchina burocratica che, in alcuni Stati membri, sta provando a tenere il passo con le sfide demografiche e sociali del continente.
Fonte: Eurostat