La Corte di Cassazione ha ribadito che anche gli enti proprietari o concessionari di strade pubbliche, incluse le società concessionarie di autostrade, possono essere obbligati al pagamento dei contributi ai consorzi di bonifica per i tratti viari situati all’interno dei comprensori consortili. Lo stabilisce la sentenza n. 33522 del 22 dicembre 2025 della sezione tributaria della Suprema Corte.
Secondo i giudici, l’obbligo contributivo scatta quando le infrastrutture stradali – comprese pertinenze, impianti e servizi – traggono un beneficio, diretto o indiretto, dalle opere realizzate dai consorzi per la sistemazione idrogeologica del territorio. In particolare, rileva l’utilizzo delle reti idrauliche, come canali, fossi e impianti di scolo, che consentono la raccolta e il deflusso delle acque meteoriche provenienti dalle superfici stradali.
La Cassazione precisa che tale obbligo sussiste indipendentemente dai doveri di manutenzione, gestione e pulizia delle strade già previsti dal Codice della strada a carico dei concessionari o degli enti proprietari. Il beneficio derivante dalle opere consortili rappresenta infatti il presupposto per il pagamento del contributo.
Con la decisione, la Corte ha rigettato il ricorso, confermando l’orientamento già espresso in precedenti pronunce sul tema.