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Comuni e desertificazione commerciale: 4,5 mln. di italiani senza negozi alimentari essenziali

Confesercenti lancia l'allarme: desertificazione commerciale e inflazione minacciano la vita economica dei piccoli Comuni, urge riconoscere i negozi come infrastruttura
giornale dei comuni

4,5 mln. di italiani residenti nei piccoli centri e nelle aree interne vivono in Comuni dove è scomparso almeno uno dei negozi alimentari fondamentali, la progressiva “desertificazione commerciale” ha un impatto diretto sulla qualità della vita e sulla coesione sociale.

È quanto emerge da “Alimentare il territorio”, lo studio di Fiesa Confesercenti, presentato in occasione dell’Assemblea annuale 2025. I dati mostrano come, dove chiude un negozio, “non arretra il mercato, ma arretra la vita economica di una comunità”, ha dichiarato Daniele Erasmi, presidente nazionale di Fiesa Confesercenti.

L’analisi evidenzia una grave carenza di servizi di prossimità in molti Comuni italiani:

Tipologia di negoziocomuni privi del servizio
panificio598
frutta e verdura576
macelleria650
Latte e Derivati232

Tra il 2019 e il 2024, la distribuzione tradizionale (panifici, ortofrutta, macellerie, ecc.) ha perso 7.127 negozi e 12.000 addetti, il calo è più significativo nei Comuni sotto i 5.000 abitanti (8%) e nelle grandi città (-7%).

Nonostante la contrazione numerica, lo studio ha rilevato una capacità di resistenza superiore dei minimarket e supermercati indipendenti, che riescono a mantenere l’occupazione pur diminuendo il numero di punti vendita.

A peggiorare il quadro ha contribuito l’inflazione. Sebbene l’Italia abbia registrato un’inflazione alimentare inferiore alla media UE (+25% contro +32% tra 2019 e 2023), l’effetto sulle famiglie è stato comunque di rilievo: si spende il 14% in più per acquistare il 10% in meno in volume.

Per invertire questa tendenza, Fiesa Confesercenti chiede politiche selettive, non contributi generici, individuando 3 linee di intervento prioritarie:

  1. garantire l’accesso alimentare: riconoscere i negozi essenziali come “infrastruttura territoriale” e rafforzare i distretti del commercio, soprattutto nelle aree fragili
  2. stabilizzare i margini: ridurre i costi fissi delle microimprese di prossimità, a partire dal costo del lavoro, e attivare strumenti compensativi mirati
  3. legare commercio e coesione: promuovere il commercio come fattore che genera valore civico e possibilità stessa di vivere in quei territori.

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