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Censis: addio al “vivere per lavorare”, presentato il 9° Rapporto Censis-Eudaimon sul welfare aziendale

Una rivoluzione silenziosa, tra desiderio di settimana corta, "diritto alla disconnessione" e crisi di senso, il lavoro non è più al centro dei sogni degli italiani
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Non è solo una questione di stipendio è una mutazione genetica del rapporto tra l’individuo e l’impiego. Il 9° Rapporto Censis-Eudaimon, presentato a Roma, scatta la fotografia di un’Italia che ha smesso di mitizzare la carriera per rimettere al centro il tempo e il benessere personale, l’imperativo è chiaro: meno ufficio, più vita.

L’88% degli occupati non ha dubbi: avere tempo per sé stessi deve essere un diritto universale. Una convinzione che si traduce in una richiesta pratica: la settimana lavorativa di 4 giorni. Il 71% dei lavoratori è convinto che esistano già le basi tecnologiche ed economiche per tagliare i tempi di produzione senza danni, tra i giovani (18-34 anni), la percentuale sale vertiginosamente all’83%.

Il “diritto alla disconnessione” è già realtà

Il confine tra vita privata e professionale, una volta reso fluido dagli smartphone, sta tornando a essere un muro invalicabile, ricevere mail o messaggi fuori orario provoca ansia al 46% degli intervistati. Il 44% degli occupati pratica già il right to disconnect, ignorando le comunicazioni di lavoro a fine turno, tra i giovani, la resistenza è più alta: il 58% degli under 34 non risponde a chiamate o messaggi extra-orario.

Una crisi di senso e di gratificazione

Il lavoro sembra aver perso la sua aura di “passione” o “realizzazione”, per il 55% dei dipendenti la carriera non è una priorità, e il 65% ammette di non percepire il senso di ciò che fa, riducendo l’impiego a una mera fonte di reddito. Ma anche come fonte di reddito, il sistema arranca:

  • Il 58% ritiene la retribuzione inadeguata.
  • Il 52% è convinto che con il solo lavoro, non si diventi benestanti
  • Il 79% non si sente valorizzato.

Al 68% degli occupati capita di provare forme di ‘fatigue’, una stanchezza psicofisica ed emotiva che va oltre il semplice affaticamento. Il “job hopping”, cioè il cambio frequente di azienda è per il 32% degli occupati più efficace della fedeltà ad una azienda per ottenere retribuzioni più alte.

Ansia, Intelligenza Artificiale e nuove paure

Il Rapporto evidenzia anche i nuovi malesseri dell’era digitale. La Sindrome dell’impostore colpisce il 22% dei lavoratori, mentre un preoccupante 5% ammette di soffrire di ergofobia (la paura fisica di recarsi al lavoro). A questo si aggiunge l’ombra dell’Intelligenza Artificiale: sebbene utilizzata dal 37% del campione, il 43% teme che possa rubarle il posto di lavoro. Una paura alimentata dalla percezione che i vertici aziendali nutrano più fiducia negli algoritmi che nel capitale umano (55%).

Il gioco di specchi dei Social

Infine, il Rapporto demolisce il mito del lavoro “glamour” proposto dai social, per il 64% degli occupati, l’immagine di professioni fatte di viaggi, libertà e successo veicolata dai social è fuorviante, irreale e falsa. La realtà quotidiana è fatta di ricerca di autonomia, condivisione di valori e, soprattutto, del bisogno di riprendersi il proprio tempo.

Fonte: Censis

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