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Case della Comunità: tra sfiducia nel presente e speranza nel futuro

Un sondaggio nazionale fotografa il rapporto degli italiani con le nuove strutture socio-sanitarie previste dal PNRR: ancora poco conosciute, ma cariche di aspettative, specie nel Mezzogiorno
casa della comunità

A quattro anni dall’avvio del progetto, le Case della Comunità (CdC) restano un cantiere aperto. Istituite su impulso del PNRR per offrire ai cittadini un punto di riferimento quotidiano per l’assistenza primaria, la prevenzione e la promozione della salute, le CdC nascono in un contesto di diffusa insoddisfazione verso il Sistema Sanitario Nazionale. Un sondaggio condotto tra il 24 e il 26 giugno 2026 su un campione rappresentativo di 800 cittadini maggiorenni restituisce un quadro complesso: da un lato la scarsa conoscenza del progetto, dall’altro aspettative che restano sorprendentemente alte, soprattutto al Sud.

39% soddisfatti del SSN nel complesso58% ne ha almeno sentito parlare42% non conosce le CdC

«Solo 4 italiani su 10 si dicono soddisfatti del Servizio Sanitario Nazionale nel suo complesso, mentre farmacie e medici di famiglia continuano a raccogliere il consenso più ampio»

UN SISTEMA SANITARIO PERCEPITO COME FRAGILE

La sanità è oggi percepita dalla maggioranza degli italiani come uno dei principali problemi del Paese. È in questo contesto che si inseriscono le Case della Comunità, pensate come architrave della riforma dell’assistenza territoriale. Guardando alla soddisfazione per i singoli attori del sistema, il quadro è nettamente differenziato: le farmacie raccolgono l’89% di giudizi positivi, seguite dagli ambulatori e dalle cliniche private (75%) e dai medici di famiglia (72%). Più critico il giudizio sul servizio di guardia medica (53%) e, soprattutto, sulle ASL, ferme al 46%. Il dato di sintesi è netto: soltanto il 39% del campione si dichiara soddisfatto del SSN considerato nel suo complesso, a conferma di un sistema che riscuote fiducia nelle sue componenti di prossimità più tradizionali, ma fatica a convincere nella sua articolazione istituzionale.

LE CASE DELLA COMUNITÀ RESTANO UN’INCOGNITA PER MOLTI

Il primo ostacolo che le CdC devono affrontare è, semplicemente, la notorietà. Solo l’8% degli intervistati dichiara di conoscerle e di averle già utilizzate, mentre un ulteriore 20% le conosce ma non vi ha ancora fatto ricorso: appena 1 italiano su 4, dunque, ha un rapporto diretto o consapevole con questi presidi. Un altro 30% ne ha sentito parlare senza averne una conoscenza approfondita, mentre il 42% — oltre quattro cittadini su dieci — dichiara di non averne mai sentito parlare. Complessivamente, il 58% del campione ha quantomeno percezione dell’esistenza del progetto, ma la strada verso una conoscenza diffusa e capillare appare ancora lunga.

TEMPI LUNGHI, MA NON UN PROGETTO BOCCIATO

Interrogati sui tempi di messa a regime, gli italiani mostrano un realismo non privo di scetticismo. Solo il 4% ritiene che le CdC stiano già funzionando a pieno regime, mentre il 17% pensa che ciò avverrà nel giro di pochi anni. La maggioranza relativa (38%) stima invece che serviranno molti anni prima di un funzionamento pienamente operativo, e un ulteriore 15% ritiene che la riforma non sarà mai messa realmente in pratica. Il 26% non si sbilancia. Sommando le due componenti più moderatamente fiduciose, oltre la metà del campione (55%) ritiene comunque che le CdC arriveranno, prima o poi, a regime: un dato che segnala sfiducia nei tempi, ma non un giudizio di fallimento sul progetto in sé.

«Al Sud e nelle Isole, dove la tenuta del Servizio Sanitario Nazionale è percepita come più fragile, le aspettative verso le Case della Comunità toccano il 66% sulla riduzione degli accessi impropri al pronto soccorso»

LE ATTESE: PIÙ PREVENZIONE, MENO PRESSIONE SUI MEDICI

Una volta operative a pieno regime, che cosa si aspettano gli italiani dalle Case della Comunità? Il 60% ritiene che potranno ridurre gli accessi impropri al pronto soccorso e altrettanti pensano che alleggeriranno la pressione sui medici di base. Il 59% si attende cure più accessibili per il cittadino e il 57% un miglioramento della prevenzione. Più cauta, invece, la fiducia sulla capacità delle CdC di incidere sulle liste d’attesa, ferma al 51%: l’aspettativa più bassa tra quelle rilevate, segno che su questo fronte la sfiducia pregressa pesa maggiormente. Il quadro cambia sensibilmente se si osserva il solo Mezzogiorno, dove le aspettative salgono su tutti i fronti: 66% per la riduzione degli accessi impropri al pronto soccorso, 65% per l’accessibilità delle cure, 63% per l’alleggerimento della pressione sui medici di base, 60% per la prevenzione e 58% anche sulle liste d’attesa. Un divario che riflette la maggiore fragilità percepita del sistema sanitario nelle regioni meridionali, e di conseguenza una domanda più forte di soluzioni alternative.

Nota metodologica: sondaggio CAWI su un campione rappresentativo nazionale di 800 soggetti maggiorenni. Date di rilevazione: 24–26 giugno 2026.

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