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A Bologna nasce la Carta dei diritti fondamentali dei lavoratori digitali nel contesto urbano

E’ il primo accordo territoriale metropolitano europeo sulla gig economy, con un’applicazione sperimentale sulla consegna del cibo a domicilio
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Far crescere le piattaforme digitali senza diminuire le tutele dei lavoratori. E’ questo il motivo guida della “Carta dei diritti fondamentali dei lavoratori digitali nel contesto urbano” firmata la scorsa settimana a Bologna dal Sindaco Virginio Merola, dall’assessore al Lavoro, Marco Lombardo, da Riders Union Bologna, dai segretari di Cgil, Cisl e Uil e dai vertici di Sgnam e Mymenu, marchi della nuova Società meal Srl. La Carta nasce dalle sollecitazioni rivolte lo scorso anno da Riders Union all’Amministrazione comunale e dalla reciproca volontà di aprire un tavolo sul tema.

“Abbiamo tutto l’interesse – ha detto Merola – come cittadini, come lavoratori e come società civile che il lavoro conservi la sua dignità. Tutto può cambiare nel lavoro, tranne questo: le condizioni di sicurezza e la dignità, qualunque sia il tipo di lavoro che queste piattaforme promuovono. Quello che possiamo fare come Amministrazione lo faremo, segnalando quali piattaforme aderiscono alla Carta, il resto dipende dalla sensibilità dei cittadini e delle imprese e dai riders che hanno dimostrato che non sono condannati a correre da soli e che le cose si possono fare insieme in un cammino condiviso”.

“Questa carta, che è il primo accordo territoriale metropolitano europeo sulla gig economy, con una applicazione sperimentale sulla consegna del cibo a domicilio, nasce dall’ascolto delle rivendicazioni dei riders e dal percorso che ha coinvolto il Consiglio comunale e la Giunta per stendere una prima bozza di negoziazione con le piattaforme e con le organizzazioni sindacali. Si tratta di un primo passo: cercheremo di estendere la carta ad altri settori del lavoro digitale, di fare leva sul consumo responsabile per far capire alle altre piattaforme l’importanza dei diritti dei lavoratori e di estendere questi standard di tutela alle altre città italiane. Questa Carta vuole contribuire così a promuovere una nuova cultura del lavoro digitale in Italia”. A dirlo l’assessore al Lavoro Marco Lombardo.

La Carta è in qualche modo un passo dal presente al futuro. Ha l’ambizione di definire un codice fondante per un mondo ancora disarticolato e inesplorato. Il testo è partito da un lavoro di negoziazione intenso che ha portato al primo accordo metropolitano in Europa sui temi della gig economy, con un’applicazione sperimentale nel campo del delivery food. Questo tipo di economia, detta anche “dei lavoretti”, si fonda su algoritmi che governano il lavoro, un sistema che quindi non esisterebbe se non si basasse su persone in carne ed ossa.

Sgnam e MyMenu, prime firmatarie dell’accordo, rappresentano circa 300 lavoratori in Italia, 200 dei quali nel capoluogo emiliano. La Carta è ovviamente aperta e il Comune confida che anche le altre piattaforme che hanno partecipato ai negoziati possano in futuro siglarla. Un documento a disposizione di altre città per allargare la discussione a livello nazionale con l’obiettivo di avere tutele sempre più coerenti e uniformi. Il Comune di Bologna ha intrapreso questa iniziativa nella consapevolezza che la definizione di regole, tutele, garanzie, diritti sia indispensabile per le stesse piattaforme digitali, per il loro sviluppo armonico nella società, per il riconoscimento del loro ruolo.

L’Amministrazione comunale intende, infine, far leva sul concetto di uso responsabile in capo ad ogni consumatore e segnalerà sul proprio sito istituzionale le piattaforme che hanno aderito alla Carta perché i cittadini sappiano che si sono impegnate a garantire standard minimi di tutela per i lavoratori, indipendentemente dalla qualificazione giuridica del loro rapporto di lavoro.

 

 

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